IL CANTICO DELLE CREATURE ___ La mostra di Giuseppe Polverari per FestivalFilosofia 2011[sulla Natura]



Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Francesco da Assisi


Nonostante tutta la sua scienza, l’uomo non è ancora riuscito a decifrare davvero il linguaggio degli animali. San Francesco, proprio grazie alla sua mitica capacità di dialogare con le altre creature viventi, si colloca in una dimensione archetipica di sapienza. Francesco da Assisi raccoglie il testimone da Orfeo, che grazie alla sua arte musicale poteva comunicare con le fiere, soggiogando il loro istinto predatore e facendole convivere con le loro prede. Almeno per la durata dello spettacolo. Aventino Santa Prisca Orfeo 161Entrambi questi miti trovano la loro radice nell’idea di un’Età dell’Oro, in cui il lupo dormiva assieme all’agnello. Un tempo in cui ancora non era stato commesso il peccato originale della prima uccisione.Aesopus moralizatus, in Napoli, per F. Del Tuppo, il Lupo e l'Agnello, 1485

Francesco da Assisi è stato l’autore de Il Cantico delle Creature, il primo componimento in lingua italiana. Un inno alla bellezza integrata e perfetta del cosmo, agli elementi ed agli animali, che diventano depositari di un intelletto e di una finalità antropomorfa, ed allo stesso tempo divina.La più antica stesura del Cantico di Francesco che si conosca, quella riportata nel Codice 338, f.f. 33r - 34r, sec. XIII, custodito nella Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco, AssisiGiuseppe Polverari assembla spirali metalliche, aste di ferro, ampolle di liquido azzurro, basi di ferro ossidato, come se fossero le strutture di un laboratorio alchemico. Da una parte una singola foglia, dall’altra un cumulo di lacerti colorati, che ricorda le installazioni di Gonzales Torres su vita, morte e dissoluzione. Quel ciclo continuo che accomuna piante, animali e uomini, “affratellandoli”, trasformandoli in continuazione gli uni negli altri. Il titolo dell’installazione, Il Cantico delle Creature, cita Francesco da Assisi, ma rimanda anche alla natura ondulatoria dell’energia, che unisce e disgrega, come un perpetuo canto che continua a ripetersi. Polverari utilizza la semiotica dei composti chimici. Il solfato di rame è uno dei primi anticrittogamici utilizzati dall’uomo, come profilassi vegetale contro le malattie. L’acido formico è una sostanza corrosiva sintetizzata dalle formiche per difendersi dai pericoli: lo spruzzano spesso sui corvi, e i corvi hanno imparato a utilizzarlo per liberarsi dai parassiti. L’uomo invece impiega l’acido formico per bloccare i processi di fermentazione, come conservante ed antibatterico. L’acido ossalico, potenzialmente velenoso per l’uomo, viene usato come antiruggine, per sbiancare, e stabilizzare. Nell’installazione viene collegato a tre olive in putrefazione, alludendo al ciclo di morte e rinascita che intercorre fra frutto e seme.  Il ferro collega l’essere umano al cosmo. Fondamentale nel metabolismo umano per il trasporto dell’ossigeno nel sangue, è presente in forma fusa nel nucleo della terra, e ha dato il nome latino alle stelle, sider. Il ferro ha sancito la nascita della civiltà, dell’agricoltura su vasta scala e della guerra.

Giuseppe Polverari, AstaPolverari inserisce all’interno dell’opera un elemento imprevedibile, emblema del primo incontro che si può avere da bambini con un animale selvatico. Nella fauna cittadina, composta prevalentemente da lucertole, merli e piccioni, i passeri rappresentano una presenza piccola, mobile ed aggraziata, più simile agli uccelli da voliera piuttosto che a quelli nati liberi.

Vegetale, animale, umano, tutti i regni sono contemplati in questo cantico. Dai fondamenti basali della chimica, fino all’astrazione delle geometrie dell’uomo. Dalla duplicazione delle arti, alla vita in presenza.  Il criptico concettualismo de Il Cantico delle Creature di Giuseppe Polverari serve a denunciare l’insufficienza della speculazione scientifica a decifrare il mondo e i suoi sistemi. L’unico codice percorribile è quello dell’interconnessione di tutte le cose, dentro la natura delocalizzata del canto. 


Testo critico scritto per la mostra Cantico delle Creature di Giuseppe Polverari, in occasione di FestivalFilosofia 2011, inaugurazione  16 settembre presso Magazzini Criminali


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