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MERRY APOCALYPSE!! [AND HAPPY NEW REBIRTH] ___ Apocalisse e Rinascita nelle opere di Gelso Nero e Klaus Morgue



Il Tempo tira il carro, come un cavallo con sette redini, con mille occhi, ricco di seme, immune alla vecchiaia. Lo cavalcano i poeti che capiscono i canti ispirati. Egli ha per ruote tutte le esistenze.

Atharvaveda Samhita


Tuba mirum spargens sonum

Dies Irae, Testo Canonico di Tommaso da Celano


Quando sentirete parlare di guerre e rivoluzioni, non abbiate paura. Devono infatti succedere prima queste cose, ma non significa che subito dopo ci sarà la fine.

Luca  21. 8-9


Oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh
Oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh

Oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh
Oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh

Britney Spears – Till The World Ends


Verranno i giorni in cui tutto quello che ammirate sarà distrutto e non  rimarrà pietra su pietra

Luca 21.06


I don’t fucking care
I know I got to live
I know I got to die

Motörhead – End Of Time


Il tempo tutto toglie e tutto dà; ogni cosa si muta, nulla s’annichila.

Giordano Bruno


The killer awoke before dawn, he put his boots on
He took a face from the ancient gallery
And he walked on down the hall

And he came to a door, and he looked inside

The End, The Doors


Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione […]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”. Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: “Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina”? 

Friedrich Nietzsche


Io mi sono sbriciolato nel tempo, senza conoscerne l’ordine, e i miei pensieri, i visceri dell’anima mia, restano lacerati da esperienze contraddittorie, sino a quando, purificato da ogni scoria nel fuoco del tuo amore, mi fonderò con te

Sant’Agostino, Confessioni,  29, 39


I will love you until the end of time
Beyonce


Non si allestisce una mostra natalizia in cui uno dei filoni tematici riguarda l’Apocalisse solo per amore di provocazione. Almeno, non è nel nostro stile. Merry Apocalypse!! [and Happy New Rebirth] è un’esposizione sui grandi paradigmi della temporalità, sul loro confronto e sul confronto delle mentalità e delle visioni del mondo che generano. La filosofia del tempo cristiana si sviluppa dalla tensione fra due eventi della biografia cosmica di Gesù, la Natività e l’Apocalisse. Tutta la storia dell’umanità redenta si concentra sulla linea cronologica fra questi due punti. Ogni micro-avvenimento si concatena su questa strada retta dalle infinite corsie, a tappe discrete, in una incommensuralbile germinazione di cause ed effetti. Tutto è consequenziale e pre-ordinato nella mente di Dio. Anche il pensiero scientifico sperimentale, che presuppone il nesso causale, è una derivazione di questa  struttura di pensiero. Questa idea del tempo è però, in ultima analisi, angosciante. Ci sono la nascita e la morte, poi il giudizio, ed eventualmente il premio, oppure il castigo eterno. La morte può essere definitiva, la resurrezione della carne è un fenomeno fisiologico, non sancisce automaticamente una rinascita spirituale.William Blake, The Vision of the Last Judgment, 1808 Apocalypse by Matthias Gerung Demons catching the souls of sinners, Warning vor der falschen lieb dieser werlft, Nuremberg, 1495

Ma potrebbe essere altrimenti. Se alla linea retta cronologica sostituiamo il cerchio o, meglio ancora, la spirale, alla morte seguirebbe la rinascita, senza nessun tipo di giudizio discriminante, senza colpe o peccati da soppesare. Nietzsche ha sposato l’idea  della ciclicità nella sua teoria dell’eterno ritorno, in cui afferma che abbiamo già vissuto la nostra vita infinite volte, e che quindi non ha senso farsi prendere dai timori della fine e della morte. La meta suprema sta nel vivere nel modo più intenso possibile il qui e l’ora. L’adozione del paradigma ciclico ha dei vantaggi anche emotivi, ridimensionando i super-io ingombranti che pretendono un inesausto movimento di crescita ed evoluzione personale. Anche questo paradigma però, con i suoi arcaici spettri di stagnazione e ripetitività, non è del tutto rassicurante.

La materia è in costante divenire, ed è proprio questo moto perpetuo che crea la percezione del tempo. Secondo Einstein il tempo non è assoluto, ma dipende dalla velocità. Esistono il tempo geologico, il tempo stellare, il tempo quantico, quello psichico.

Molte culture hanno prefigurato la fine del tempo, costruendovi sopra una serie di grandi narrazioni. Nel Ragnarok nordico si va incontro ad un inverno mostruoso, della durata di tre anni, non interrotto dall’estate, seguito da guerre, catastrofi naturali, sangue, anarchia e disordine, ed infine dal crepuscolo degli dei, che si uccidono a vicenda, fino alla distruzione ed alla rigenerazione del mondo. Ragnarok, end of the world in the Nordic mythology, stranded snakes and dragons on the northern gate of stavkirke in Urnes, XI centuryLo scontro finale fra bene e male viene rappresentato anche nel persiano Bundahishn e molti di noi hanno sicuramente sentito parlare del Popol Vuh maya, per le profezie sull’apocalisse mancata del 2012.

L’area semitica pullula di campioni del  genere letterario escatologico. Abituati ai rigori infuocati del deserto, gli ebrei il più delle volte raffigurano una fine del mondo esplosiva e fiammeggiante. Proprio questa cultura ha codificato la figura di chi si fa portavoce della visione della fine. Per fare letteratura apocalittica credibile non basta essere uno scrittorucolo qualunque, ma è necessario essere un profeta. Un tramite con la divinità, uno sciamano in grado di vedere il futuro, un’antenna ricevente ed emittente rispetto ai messaggi di Dio. L’apocalittica è un genere visionario, estremo e catastrofico, viene scritta generalmente in seguito a apparizioni venute in sogno o dopo rapimenti estatici. Daniele scrive la sua apocalisse dopo un lungo periodo di digiuno, culminato con la visitazione di un essere soprannaturale. Il libro di Enoch, la più ampia apocalisse ebraica pre-cristiana, narra di come il suo autore venga tratto in estasi da tre uomini grandissimi e luminosi, circonfusi di piume e ali d’oro. A metà della sua esperienza, l’Arcangelo Vereveil gli porta un calamo e gli detta una relazione da presentare agli uomini, per trenta giorni di scrittura consecutiva. MetatronPoi ci sono Baruc ed Ezra, fino ad arrivare a Giovanni. Molto si è dibattuto sull’identità dell’evangelista e del profeta apocalittico. Secondo Eusebio da Cesarea, Giovanni stava in esilio a Patmos per le persecuzioni di Domiziano, e scrisse il suo libro di Rivelazioni intorno al 95 dc.

Al di là degli specifici profeti e delle loro visioni escatologiche, c’è un fenomeno interessante che ha notato Walter Benjamin , ovvero che quasi tutte le civiltà hanno provato la vertigine della fine, considerando loro stesse come le ultime civiltà prima dell’epilogo dei tempi.  L’apocalittica è una tendenza che si è manifestata più volte durante la nostra storia. Ci sono stati i terrori millenaristi del X secolo, condensati nelle predicazioni di Gioacchino da Fiore,  i centotrenta milioni di morti di peste nel XIV secolo, gli scenari di distruzione di tutte le guerre, in particolare quelle del Novecento. Il biblista James H. Charlesworth dice che l’apocalittica abbonda in società che evidenziano il collasso delle strutture sociali, in cui è diffusa l’incertezza, la crisi, il fallimento , in cui si spera nell’avvento di una nuova era, di un redentore che spazzi via tutto quello che c’è stato prima. Dagli eretici proto-cristiani,  ai millenaristi, ai protestanti, ai pellerossa impegnati nella danza degli spettri, fino ad arrivare ai sovvertitori reazionari dei totalitarismi, tutti i rivoluzionari hanno cavalcato l’onda apocalittica. Noi abbiamo smesso di credere alla rivoluzione, ma, a partire da  L’Ultimo Uomo di Mary Shelley, abbiamo la fantascienza distopica, abbiamo i Disaster Movies, la subcultura dei fumetti, i manga da Ken il Guerriero ad Akira, passando per Blame e Neon Genesis Evangelion. Abbiamo avuto i serial televisivi sugli zombie, il concept album di Bowie Diamond Dogs, la proliferazione di flyers dal design precolombiano per capodanno 2012, i videoclip con Britney Spears che fa party orgiastici mentre intorno a lei tutti i palazzi crollano, la paura della guerra totale e dello scontro fra civiltà post Undici Settembre.Akira, 1988Britney_Spears-Till_The_World_Ends-music_video-17P.P. Rubens, Das Kleine Juengste Gericht - The Small Last Judgement / Rubens / 1620 - Rubens, Pierre Paul 1577-1640. Evangelion-explosionKen il GuerrieroE, soprattutto, abbiamo la Crisi. Insomma,  sembrerebbe proprio che  gli studiosi delle religioni abbiano ragione quando affermano che “l’Apocalisse fa parte della nostra mentalità”.

A parte le narrazioni, l’Apocalisse ha avuto anche una grande fortuna visiva. È stata rappresentata fin dalle prime manifestazioni di arte paleocristiana, nelle  cattedrali del gotico francese, negli affreschi del Rinascimento, a partire dalla prima maniera di Giotto fino a Signorelli e Michelangelo. LastJudgmentGiotto 1306Michelangelo, giudizio-universale-seconda-fascia, 1536-1541È stata un topos molto forte per i fiamminghi, da Lucas van Leyden, Rogier van der Weyden, e Albrecht Dürer. Si è fatta strada fino alla contemporaneità attraverso i cavalieri di Carlo Carrà, gli scenari di guerra della Nuova Oggettività, i diavoli ballerini di Enrico Baj, i plastici aberranti dei fratelli Chapman, i diluvi pop di David LaChapelle. jake_dinos Chapman_sum_of_all_evil03 Klaus Morgue si inserisce in questa tradizione, rivisitandone le radici figurative gotiche, rinascimentali e simboliste. Fra gli attanti del grande dramma, Morgue cita i profeti, gli angeli e i santi dell’iconografia bizantina,  il Nemico divoratore dell’inferno di Taddeo di Bartolo, la ruota della fortuna del Duomo di Siena, la torre di Babele di Bruegel il Vecchio, le sirene di Herbert James Draper , fino alla sfinge di Moreau. E proprio la sfinge del mito di Edipo ci porta a Sigmund Freud, che partecipa alla sagra dell’annichilimento finale vestendo i panni del dio irato. E, per una serie di motivi, li veste egregiamente. Assieme a Nietzsche e Marx, Freud è stato uno dei grandi distruttori di paradigmi culturali alla base della contemporaneità, quelli che  Paul Ricoeur ha chiamato i “maestri del sospetto”.  Il paradigma che letteralmente Freud fa a pezzi è quello dell’io, della sua identità, che si poneva a fondamento della speculazione filosofica precedente, dalle dottrine sull’anima in poi. Lo psicanalista per antonomasia, inoltre, è il perfetto sostituto del sacerdote nel rituale della confessione, e risulta essere il giudice supremo del bene e del male, della redenzione e del peccato, della salute e della malattia. Insomma, sembra non esserci modo di farla finita col giudizio di dio. Ne L’Avvenire di un’Illusione, il saggio sulla religione che da il titolo ad un’opera di Klaus Morgue, Freud afferma che “gli Dèi svolgono un triplice compito: essi esorcizzano il terrore delle forze naturali, riconciliano l’uomo con la crudeltà del Fato, in particolare nella forma della morte, e offrono una consolazione per le sofferenze e le privazioni che una vita civilizzata ha imposto”.

La prospettiva fantastica, letteraria, visionaria del genere apocalittico nasconde la realtà del fatto che dall’inizio della storia innumerevoli mondi e culture sono finiti, che anche la nostra civiltà finirà, in maniera più o meno tormentosa, e che questo non ci deve sconvolgere più di tanto.

Inoltre, al di là del fasto drammatico della distruzione, delle piaghe, degli angeli, delle bestie,  della pletora di sigilli, trombe e coppe, delle moltitudini urlanti, l’Apocalisse è una riflessione sulla morte. Un interrogativo sulle sue modalità. La morte è distruzione, ma sarà senza dubbio anche una rivelazione. Apo-kaluptko in greco vuol dire rivelo, tolgo una copertura, scopro. Cose che non si sperano nè si rappresentano attendono gli uomini dopo la morte, ha detto Eraclito, che è sempre stato il nostro filosofo greco preferito.

tumblr_lphp298Qq91qkr3tvo1_500occhio occhio postmortem eyeùCi sono dei miti che rappresentano scenari apocalittici a chiusura dei vari eoni storici, e quindi uniscono l’escatologia ad una visione ciclica della storia. Alla base del genere apocalittico sta la stanchezza, l’idea che la gioventù del mondo sia finita, che viviamo nel periodo di Kali Yuga, l’ultima delle età del mondo secondo l’induismo, un tempo in cui la fine sarà salutata come la salvezza. Il confine concettuale fra rinascita e salvezza è molto sottile, ma anche sostanziale.

Per Merry Apocalypse!! [and Happy New Rebirth] Gelso Nero (Valentina Mangieri) presenta Flussi dell’ Irrapresentabile, una serie di piccole immagini sacre per indagare l’idea della rinascita. Lo fa tramite un’operazione poetica multi-stratificata, che mischia suggestioni della storia della musica d’autore, nenie infantili, immagini vintage di sconosciuti a cui attribuire storie e parabole, e l’idea di un passato da riscrivere, da rifare proprio. Valentina Mangieri racconta storie di metamorfosi, di personaggi colti nel momento in cui cessano di essere quello che sono, e diventano qualcos’altro. La trasformazione, la rinascita, è un momento interstiziale la cui rappresentazione costituisce una sfida.

Storia di un impiegato rappresenta un uomo trafitto da vari strumenti acuminati che gli attraversano gola, bocca e lingua, gli organi preposti all’espressione di sé tramite parola. L’opera si collega al concept album di Fabrizio De Andrè, sulla sconfitta storica della lotta portata avanti secondo il copione  del sangue. L’Impiegato non sopporta più il perbenismo e le finte facce perfette della piccola borghesia che lo circonda, e vorrebbe unirsi agli ingrati del benessere, ai cantori del disordine rivoluzionario. In realtà corre da solo, destinato al fallimento. La morale insegna come la violenza sia il linguaggio del potere e pertanto passibile ad ogni deformazione da parte di esso, prima fra tutte rendere chi se ne serve strumento del potere stesso. Nell’opera di Mangieri è come se l’Impiegato, volendo affermare qualcosa tramite la violenza, venga fisicamente impedito dal linguaggio che ha scelto di usare.Valentina MAngieri, 2. L'IMPIEGATO

Abbiamo il Soldato, la cui immagine si combina ad un frammento de Il disertore di Boris Vian. Tramite la storia di un combattente reduce dalla guerra, dalla prigionia, dall’abbandono della moglie, e dal destino di drop-out costretto a vivere di carità (come successe a migliaia di reduci della Prima Guerra mondiale), il Soldato incita tutti a rifiutare la logica della guerra, a disertare e perfino a morire per affermare la propria libertà di non partecipazione.

Valentina Mangieri Gelso Nero8. IL SOLDATOLa Canzone dell’Uomo Donna riprende una canzonetta popolare del 1949, che si ispira ad un caso di cronaca riguardo una donna veneziana vissuta come uomo, fino a convolare a nozze con una sposa, e a partecipare ad un triangolo amoroso per diventare padre. Anche in quest’opera si sviluppa la tematica della rinascita, del cambiamento drastico e radicale, citando la subcultura delle passing women, donne travestite da uomo per tutta la vita, spesso per riuscire ad avere un lavoro che permettesse loro di sopravvivere da sole nella società degli uomini, talmente brave a recitare da trasformare la finzione in realtà per tutti coloro che le circondavano. Come Glenn Close nell’interpretazione di Albert Nobbs, un irreprensibile maggiordomo con un piccolo segreto, o come le Vergini Giurate albanesi, donne che rinunciavano alla sessualità pubblicamente, travestendosi e comportandosi tutta la vita da uomini, in una finzione però conclamata da tutti. glenn-close-as-albert-nobbs-in-albert-nobbsMangieri marca l’androginia dell’Uomo-Donna con un paio di baffi, e con il monocolo di Fritz Lang in persona.Valentina Mangieri 3. CAROLINA_EDOARDO

C’è poi l’opera dedicata alla Suicida, anche lei andata in contro all’ultima trasfigurazione, quella dalla vita alla morte, con il cuore in sezione e le bottigliette del veleno per una dipartita d’altri tempi. L’arsenico,  in epoca vittoriana, veniva usato anche come cosmetico per sbiancare la pelle, per provocare un pallore cadaverico molto alla moda, che alcuni voraci clienti di prostitute hanno pagato caro. Madame Bovary muore avvelenandosi con questo veleno, quindi è probabile che anche in questo caso la Suicida muoia per amore. La sua viene allusa dalle note di Gloomy Sunday, la canzone maledetta composta dall’ungherese  Reszo Seress nel 1933, proprio dopo un furibondo litigio con la sua ragazza. Gloomy Sunday è stata cantata da Billie Holiday, Bjork e Diamanda Galas. La leggenda narra che, poco dopo la sua uscita, abbia accompagnato almeno sette scenari di suicidio,  in cui i corpi sono stati rinvenuti accanto agli spartiti della canzone, o con il disco che girava a vuoto nel giradischi.Valentina Mangieri, 1. LA SUICIDA

Un’altra protagonista dei Flussi dell’ Irrapresentabile è la donna con un feto in grembo,  in procinto di dare la vita, la Madre raccontata da Pasolini nella sua Supplica, con versi potenti ed oscuri, e cantata nuovamente da Diamanda Galas.Valentina Mangieri, 4. LA MADRE

Poi c’è il Bambino,  che nasce senza una gamba, e che compie la sua rinascita quando gli viene recapitata la sua gamba artificiale, su cui potrà trotterellare tutto storto e felice, come recita una filastrocca cantata spesso dal nonno di qualcuno: “Havi li ammi di ferru filatu, quannu camina li etta di latu“.Gelso Nero, Il Bambino

Abbiamo appena avuto in cartellone la mostra sui mostri, quindi non può che farci piacere ospitare anche in Merry Apocalypse!! un feto deforme sul punto di nascere. In questa opera viene rappresentata una piccola, entusiasta vita prenatale, che sta per fare il suo debutto nel mondo, per iniziare la carriera di mostro.Valentina Mangieri, 10. FETO

Un altro mostro, interno piuttosto che esteriore, non fenomenico ma sostanziale , è l’Assassino, che compie un rituale di rigenerazione ogni volta che trova una nuova vittima da uccidere, e che si porta metaforicamente addosso i suoi feticci e trofei, i lacerti dei corpi a cui ha tolto la vita.Gelso Nero, 6. L'ASSASSINOAbbiamo l’Artista, Antonin Artaud, profeta della vita portata al limite estremo di intensità tollerabile, che con i suoi scritti, i manifesti della crudeltà, i trattati sul teatro e la peste, le esortazioni a farla finita con il giudizio di dio, può essere considerato uno degli ultimi profeti laici dell’apocalisse, ovvero della rivelazione. Bambino sempre malato, giovane dedito al laudano fino alla fine dei suoi giorni, vero padre del teatro contemporaneo, icona del cinema delle origini, surrealista talmente puro da essere cacciato dal gruppo dei surrealisti ufficiali, Antonin Artaud, con il suo calvario di istituti psichiatrici ed elettroshock, fu martire della sua propria arte. Valentina Mangieri, 9. L'ARTISTACome contraltare femminile di Artaud abbiamo la Marchesa Luisa Casati. Bambina chiusa in una gabbia dorata, giovane eccentrica, frequentatrice assidua della Pinacoteca di Brera, Luisa capisce presto di non avere il talento necessario per creare arte ex nihilo, e quindi decide di usare se stessa come supporto, trasformandosi nella Gesamtkunstwerk di cui favoleggiavano i teorici dell’estetica dell’Ottocento. Dirige la regia della grande performance, piena di colpi di scena, scandali ed amori. Ne cura il trucco, che ispirerà tutte le dive del muto e le future icone dark,  con il pallore fantasmatico, le ciglia finte, il kohl a catinelle, i colliri alla belladonna per far luccicare gli occhi di uno splendore mortale. I sontuosi costumi della Divina Marchesa vengono disegnati da Poiret, Fortuny ed Erté, e altrettanto principesche sono le scenografie in cui si muove. Tipo il palazzo Venier dei Leoni, la futura sede veneziana di Peggy Guggenheim, popolata di servitù maschile nuda col corpo ricoperto di foglia d’oro e pet da compagnia  come ghepardi, pavoni, levrieri, scimmie, boa constrictor e corvi albini. L’unica donna capace di scioccare D’Annunzio, musa di due se non tre generazioni di artisti, amante del bizzarro e del perturbante, la Marchesa Luisa Casati è stata delle prime trend setter genuinamente gotiche. E, per contrappasso, altrettanto gotico è stato il suo epilogo, in povertà, sepolta con il vestito nero che usava da dieci anni e il suo cagnolino imbalsamato, ma coperta dal più bel epitaffio a memoria d’uomo: “L’età non può appassirla, né l’abitudine rendere insipida la sua infinita varietàGelso Nero, 9. L'ARTISTA

Santa Lucia fa parte delle martiri cristiane della prima generazione, uccisa per jugulatio o decapitazione. La sua iconografia la ritrae con gli occhi esposti in una coppa, dentro una conchiglia o anche infilzati sulla lama di un pugnale. Questo tratto iconografico è di difficile interpretazione. Una versione della sua storia narra che Lucia si strappò gli occhi a causa del suo promesso sposo pagano, che non faceva altro che lodarne la bellezza, e che glieli fece recapitare su un piatto. Gli occhi sono emblema della facoltà profetica, soprattutto nella loro assenza, come nel caso di Tiresia, il veggente cieco della mitologia greca.  Per i Surrealisti, l’occhio era caricato di significati erotici. In Un Chien Andalou si vede la lama di un rasoio tagliare il bulbo oculare di una ragazza, le cui palpebre erano state precedentemente divaricate da una mano maschile. In Storia dell’occhio di Bataille un occhio rescisso dai nervi diventa un giocattolo erotico. George Didi-Huberman sostiene che in Bataille l’occhio si trasforma in un organo divorante, che assimila e trangugia ogni cosa come una bocca, e questo è tanto più vero quanto più è atroce l’immagine che abbiamo davanti.Valentina Mangieri, 7. SANTA LUCIA

L’ultima esponente dei flussi della rigenerazione è la  turritopsis nutricola, nota anche come medusa immortale, l’unica specie animale capace di fare una sorta di regressus ad uterum tornando in età adulta alla fase pre-adulta del polipo, invertendo quindi il ciclo vitale. La turritopsis nutricola viaggia indietro nel tempo, e qualora non venisse mangiata dai suoi predatori, potrebbe farlo in modo potenzialmente infinito. Dentro al ventre della medusa sta una ballerina che, come Shiva Nataraj, il dio che distrugge e ricrea il mondo mediante una danza dalla potenza devastante, afferma, tramite le parole degli Einsturzende Neubauten: “Io danzo, danzo, per il vostro crollo, esso sarà la mia energia. Danzo, danzo per il vostro crollo, io danzo, sono immobile ma danzo. Non danzo per il sole, non danzo per la pioggia, danzo per un’unica cosa, danzo per il vostro crollo

Valentina Mangieri, Turritopsis nutriculaI santi di Valentina Mangieri sono tutte creature disgraziate, a spasso per selve oscure, fuori dalla grazia del dio della normativa ortodossa. Ma nei loro ritratti appaiono belli, irenici, con occhi luminosi e sorrisi accennati, come quello della Sconosciuta della Senna, una misteriosa donna su cui si sono arrovellati artisti e poeti, a cui è stato praticato un calco del viso, probabilmente post-mortem, probabilmente in seguito ad una morte per annegamento autoinflitta. La Sconosciuta, più enigmatica della Mona Lisa o dei busti funerari etruschi, sorride. I protagonisti di Flussi dell’Irrapresentabile sono santi proprio in virtù della loro marginalità, perché non è possibile conoscere la rivelazione sapendo che ci attende il giardino del paradiso. La Rivelazione è un lusso che spetta solo a chi si trova sulla cima del Golgota.

Se Klaus Morgue descrive il dramma della distruzione, Valentina Mangieri rappresenta il lato oscuro della rinascita, che deve sempre e comunque passare attraverso la sofferenza e la morte. Il sistema osservato differisce solo per la prospettiva con cui lo si guarda. O, anche, per la distanza dal punto di fuga a cui poniamo i nostri famelici occhi.

klaus morgue, apocalisse


Testo critico e curatela della mostra di Valentina Mangieri e Klaus Morgue“MERRY APOCALYPSE!! [And Happy New Rebirth]”, inaugurazione 7 dicembre 2013 presso Cayce’s Lab, pubblicato sul numero uno della fanzine cartacea autoprodotta Unknown Pleasures

Fanzine Unknown Pleasures numero uno, Merry Apocalypse, grafiche Valentina Mangieri Fanzine Unknown Pleasures numero uno, Merry Apocalypse, grafiche Valentina Mangieri2 Fanzine Unknown Pleasures numero uno, Merry Apocalypse, grafiche Valentina Mangieri3 Fanzine Unknown Pleasures numero uno, Merry Apocalypse, grafiche Valentina Mangieri4 Fanzine Unknown Pleasures numero uno, Merry Apocalypse, grafiche Valentina Mangieri5Fanzine Unknown Pleasures numero uno, Merry Apocalypse, grafiche Valentina Mangieri6


 

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