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IL LABORATORIO DI CAYCE POLLARD E L’ACCADEMIA DEI SOGNI ___ Genesi del nome “Cayce’s Lab” e analisi del romanzo “L’Accademia dei Sogni” di William Gibson


Albrecht Durer Melanholia 1514


 So come up to the lab, and see what’s on the slab

Frank ‘n’ Further, The Rocky Horror Picture Show


 
Questa è la nostra frase. Viene pronunciata nel cult movie THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW, da Frank-N- Furter, inarrivabile regina della notte en travesti, per presentare che la sua versione del mostro di Frankenstein. Rocky è un fustacchione biondo e palestrato, progettato per soddisfare ogni voglia sessuale. Rocky è soprattutto il capolavoro di Frank-N-Furter, la sua ossessione e la sua delizia, ciò in cui ha profuso tutta la sua scienza e tutto il suo gusto estetico. Al di là delle creatures of the night che ci hanno dato l’imbeccata per  cominciare, laboratorio è un termine di derivazione cristiano-monastica. I monaci benedettini avevano coniato lo slogan Ora Et Labora, prega e lavora, come mantra per combattere uno dei vizi capitali dell’uomo, l’accidia. L’accidia, la malattia del non far niente, era in realtà il nome medievale della depressione. Lab-oratorio è il posto in cui si applica lo slogan dei benedettini, ora et labora. Ma i santi e le madonne ci interessano solo dal punto di vista antropologico. Se l’accidia era la depressione dell’uomo medievale, la preghiera era il suo pensiero progettuale, il suo modo di pianificare il futuro come miglioramento del presente. Nel Laboratorio di Cayce noi porteremo avanti dei progetti. Soprattutto lavoreremo per conciliare due anime profondamente simili, quella del benedettino amanuense col cilicio grondante e quella del mad doctor borchiato proveniente dalla galassia di Transylvania.


 BUT WHAT THE  HELL MEANS ‘CAYCE’?

 “Dovrebbe essere pronunciato Casey, come  l’uomo di cui mia madre mi ha dato il nome. Ma io lo evito.” “E chi è Casey?” “Edgar Casey, il Profeta Dormiente di Virginia Beach” “ E perché tua madre ha fatto una cosa del genere?” “Perché è un’eccentrica della Virginia. In realtà ha sempre evitato di parlarne.”

Cayce Pollard ha più o meno trent’anni, e porta il suo nome da uomo da dio, come tutto il resto. È di quel tipo di bellezza sottile ed elegante, un paradosso estetico che mischia la femminilità all’androginia. Non per niente un suo ex l’ha paragonata alla musa proto-hipster Jane Birkin, la mamma di Charlotte Gainsbourg, per cui tutti abbiamo un debole.Charlotte+Gainsbourg+CharlotteFrancescoCarrozziniLa dieta di Cayce è composta di cibi basici, formelle Weetaabix, frutta, caffè colombiani doppi, latte con il 2 per cento di grassi, surrogati di the. Cayce fa pilates ma, se si presenta la necessità, pesta duro, con l’imperativo di menomare l’avversario.

Cayce è la protagonistade L’Accademia dei Sogni di William Gibson, e si veste solo di bianco, nero e grigio.

Accademia dei sogni


CAYCE POLLARD E LE UCP

Gli amici di Cayce chiamano le sue bardate UCP, Uniformi Cayce Pollard. Stilisti giapponesi, vestiti decostruiti, totale assenza di loghi. Il minimalismo per Cayce è una questione di igiene mentale, perchè soffre di una particolare patologia che le causa dei violenti attacchi di panico. “Quando inizia, è pura reazione, come stringere forte i denti su un pezzo di carta metallizzata”.
Cayce è logofobica, non riesce a sopportare la vista dei marchi, e di alcuni molto più di altri. Odia in particolare la vacuità preppy per giovani repubblicani di Tommy Hilfiger, il perbenismo vorrei ma non posso da tea party di Prada, e, orrore degli orrori, il Bau Bau supremo, l’omino della Michelin.

Altri marchi che le danno problemi sono Burberry, Mont Blanc, Gucci, Louis Vuitton, tutto ciò che rimanda in maniera immediata ad un’idea esibizionista e banale di lusso. Quei marchi assolutamente collocati nel qui e ora del tempo della moda.

La logofobia di Cayce la porta a scegliere gli abiti più semplici che trova, e a cancellare, rimuovere o far limare via tutti i loghi dei marchi.

“Può tollerare di indossare cose che avrebbero potuto essere indossate, senza suscitare alcun commento, in un periodo che va dal 1945 al 2000. È una zona libera dallo stilismo, un modello di unicità fondato sull’opposizione.”

yohji spring 2003, 2 yohji spring 2003A POC Issey MiyakeDel suo guardaroba, vengono menzionati pullover grigi stinti con il collo a v, acquistati all’ingrosso da fornitori per scuole medie del New England,  Fruit of the Loom nere, Levis 501 con il marchio limato da allibiti fabbri coreani, anonime gonne nere, scarpe nere da scolaretta Harajuku, ballerine di vernice nere vintage, l’“affare in forma di gonna”, ovvero l’A-POC di Issey Miyake, buste nere laminate della Germania Est in stile Stasi, e il suo capo di riconoscimento, il suo preferito e il più costoso di tutti, il bomber Buzz Rickson MA-1.

“Il Rickson è una replica fanaticamente accurata, degna di un museo, del giubbotto dell’aviazione degli Stati Uniti MA-1, un capo d’abbigliamento  puramente funzionale e simbolico come quelli che era capace di produrre il secolo precedente. (…) In origine le caratteristiche cuciture grinzose erano il risultato di un lavoro fatto con macchine per cucire industriali anteguerra che si ribellavano alla scivolosità del nuovo materiale, il nylon. Quelli che hanno realizzato il Rickson hanno calcato la mano, ma solo di poco, e fatto un centinaio di altre cose minime, grazie alle quali il loro prodotto è diventato, in modo tipicamente giapponese, l’espressione di una forma di venerazione.”


Profondamente connesso con il suo handicap è il peculiare talento di Cayce, che le ha permesso di fare carriera nel mondo fluttuante e feroce del marketing contemporaneo.

 “Cerca Cayce e troverai ‘cacciatrice di tendenze’ e, se frughi più a fondo, il suggerimento che è una specie di “sensitiva”, una rabdomante nel mondo del mercato globale. Per la verità (…) il suo talento è più simile ad un’allergia, a una reattività malsana e a volte violenta alla semiotica del mercato.”

phrenology_chart by georgiana garden

Cayce fa la free-lance per varie agenzie pubblicitarie, nella fase preliminare del brand identity. Riesce a capire, in modo immediato e viscerale, se un logo funzionerà o meno. Non deve giustificare le sue intuizioni, perché sono sempre e comunque giuste. Questo per quello che riguarda gli incarichi più importati. Oltre ad essi Cayce fa la cacciatrice di tendenze, con spedizioni nelle zone del fermento giovanile, dove si guarda in giro per strada, facendo le domande giuste con la giusta determinazione. Ha una memoria compulsiva per i marchi, tutti i marchi, anche quelli a cui le donne sono generalmente refrattarie, come le automobili. Vedendo una giacca, Cayce sa identificare non solo lo stilista, ma anche il numero progressivo del capo all’interno di una determinata collezione. Su di lei fanno studi di tassonomia del marchio registrato. Cayce è capace di riconoscere modelli di pensiero culturali in base ai segni distintivi dell’abbigliamento.

Per spiegare a un paio di amici il suo lavoro, quello di cui si occupa, Cayce dice:

“Ma la vera ‘tendenza’, a proposito, non so perché questa parola antiquata resista, non è una qualità intrinseca. È come una albero che cade nella foresta. (…) Quello he intendo dire è: niente clienti, niente tendenza. Si tratta di un modello di comportamento di gruppo intorno a una classe particolare di oggetti.  Io riconosco i modelli. Cerco di riconoscere i modelli prima di chiunque altro.” “E poi?”  “Indico attraverso quali aspetti veicolarlo.” “E?” “Viene trasformato in un prodotto, unità. Marchiato.


GUERRILLA VS VIRAL MARKETING

Cayce riceve un incarico dall’agenzia di comunicazione Blue Ant, il cui capo è Hubertus Bigend, “un belga d’origine che somiglia a Tom Cruise a dieta di sangue di vergine e cioccolato tartufato”.


Bigend parla degli affari che propone come se fossero già stati sottoscritti, si rivolge alle donne che gli piacciono come se ci fosse già stato a letto, ed è il personaggio eponimo dell’ultima trilogia di Gibson, che verte sulle raffinatezze della comunicazione contemporanea. Noi preferiamo riferirci ad essa come la Trilogia della Realtà. La Trilogia dello Sprawl e quella del Ponte erano collocate in un futuro prossimo che però non si è realizzato (almeno non in modo così poetico), un futuro a base di un eccesso di biotecnologie, di ibridazioni elettroniche uomo-macchina e di nuovi strabilianti media, come l’allucinazione sinestetica del cyberspazio e la cinematografia neurale del sim-stim. L’ultima trilogia invece trova la sua ambientazione nel nostro presente, nel mondo reale. E la cosa buffa è che il lettore ha questa rivelazione solo a pagina 142, quando si parla del padre di Cayce, morto durante il crollo delle Torri Gemelle.


Quindi comunicazione, persuasione, generazione del desiderio. Metodi per catturare l’attenzione intorno a qualcosa. A questo proposito, Hubertus Bigend afferma:

“Io voglio rendere cosciente il pubblico di qualcosa che non sa di sapere, o spingerlo a provare una sensazione. Perché questo li smuoverà. Penseranno di essere stati i primi a pensarci. Si tratta di un modo di trasferire delle informazioni, ma allo stesso tempo non ha nulla di prestabilito.”

Non per niente, la sua agenzia Blue Ant si occupa dei due segmenti più innovativi del marketing, il guerrilla e il viral. Molto più del marketing convenzionale, il guerrilla e il viral si basano sulle relazioni, e sull’investimento di tempo e di creatività ad alto profilo.
Il guerrilla marketing si serve di aggressive ed elaborate mistificazioni. Nel mondo reale possiamo citare ad esempio la campagna pubblicitaria di The Blair Witch Project, che attribuiva lo statuto di verità documentaria ad un prodotto di fiction a basso costo, che è diventato in questo modo campione d’incassi. the blair witch projectIn Italia, i precursori di questa strategia sono stati alcuni membri del collettivo Luther Blissett. Alla fine degli anni Novanta, i Luther Blissett hanno venduto alla Biennale di Venezia un body artist operante nei territori della guerra balcanica, artefice di installazioni iperreali di cadaveri in silicone.

All’epoca c’era il revival della Body Art con Franko B. e Orlan. Noi eravamo dei pulcini di vent’anni, lettori accaniti di Virus e Flesh Art. Darko Maver,  quest’oscuro artista dei territori bruciati dalla guerra, ci faceva venire in mente Outside di Bowie e ci mandava in estasi. Per come aveva elaborato la catastrofe della guerra, per i suoi metodi terroristici di fruizione.

Poi abbiamo scoperto che era una bufala, e che le sue opere erano foto di cadaveri veri scaricati da Rotten. La sensazione è stata un misto di ammirazione e delusione. Piccata la prima, cocente la seconda. Una sensazione non positiva, ma, comunque, una sensazione. In questo modo abbiamo imparato a conoscere la pubblicità che si finge realtà.

La persuasione che si finge amicizia ed incanto costituisce invece l’ossatura del viral marketing, in cui lo spontaneo passaparola su un prodotto fico viene in realtà pianificato a tavolino e pilotato. Bigend possiede una filiale che si occupa esclusivamente di viral.


LE SEQUENZE

Ma Hubertus Bigend in realtà non ha contattato Cayce solo in quanto brand developer.

Le mie passioni sono il marketing, la pubblicità, le strategie dei media, e quando ho scoperto le sequenze per la prima volta dentro di me c’è stata una reazione immediata. Ho visto l’attenzione concentrata quotidianamente su un prodotto che potrebbe anche non esistere. Credevi che non avrebbe catturato la mia attenzione? È la manovra di marketing più brillante di questo giovanissimo secolo. Nuova. Da un certo punto di vista, completamente nuova.”

Hubertus Bigend ha contattato Cayce per lavorare sulle sequenze.
Esattamente come in Count Zero, dove il magnate Virek, cerca la collaborazione della critica d’arte Marly Krushkhova per trovare l’artefice delle sette scatole, anche Cayce Pollard dovrà impegnarsi a trovare il creatore (o la creatrice) delle sequenze.

William Gibson torna quindi ad occuparsi di arte contemporanea. Video arte, per essere precisi. Ne L’accademia dei Sogni, la rete diventa il bacino di raccolta di alcuni spezzoni video, numerati ed  anonimi, caricati da indirizzi di posta  provvisori, con numeri di cellulare temporanei e tramite identità fittizie. Centotrentacinque sequenze, la cui bellezza è talmente penetrante ed arcana da aver generato un vero e proprio culto, con una subcultura di adepti. Questi adepti si incontrano nei forum per discutere della genesi delle sequenza, della loro paternità e della loro poetica. I cultori sono in costante aumento e si dividono in due fazioni: i progressivi sostengono che quello delle sequenze sia un lavoro in divenire, i completisti, scommettono su un’opera intera già pronta, atomizzata e caricata in rete in modo non sequenziale. All’inizio l’ipotesi completista prevale, e si pensa al cortometraggio di uno studente geniale. Ma poi si nota la risoluzione cinematografica, l’immane lavoro di rendering, dei costi di produzione tali da far escludere l’idea del prodotto amatoriale. Un regista di grido che vuole darsi alla sperimentazione nascondendosi dal proprio nome? Qualcuno con risorse finanziarie illecite?

Nelle sequenze, tutto è assolutamente indefinibile, incollocabile a livello di spazio e tempo. La loro atemporalità è analoga a quella dello stile di abbigliamento di  Cayce. Le sequenze, con tutta la loro misteriosa, elitaria, universale bellezza sono più coinvolgenti di qualsiasi social network, partita o serial tv, per citare i generi mediatici che causano più dipendenza. I cultori, di cui Cayce fa chiaramente parte, cercano di capire se l’opera sia girata dal vivo o generata al computer. Forse, la qualità più seducente delle sequenze è proprio il loro mistero. Nonostante la massa di adepti, il fenomeno riesce a mantenersi impermeabile ai media convenzionali,  a sfuggire e nascondersi sempre un attimo prima di essere banalizzato. È una specie di arcaica religione sotto mentite spoglie. Il sito più importante è come una chiesa, dove gli adepti si riuniscono per discutere in materia di fede (chiesa viene dal greco ecclesia, cioè riunione), e si chiama Fetish Footage Forum, come dire Forum del Filmato Feticcio. Feticcio è un termine dell’ ambito magico rituale. Il culto delle sequenze è di fatto l’adorazione di un oggetto. Nell’epoca storica in cui tutti i campi sociali, compreso quello privato, si sono trasformati, per dirla con McLuhan, in un grande bordello senza muri, la condivisione di un mistero continua ad essere un’esperienza religiosa.

La maggior parte delle persone trova che diventino sempre più intense.
L’insieme delle sequenze diventa in un certo senso polifonico. Poi c’è la
sensazione che stia andando da qualche parte. Che stia cambiando
.”

L’intensità è una delle sfumatura esistenziali di cui più si sente la mancanza nel mondo occidentale attuale, anestetizzato, sterilizzato, con gli odori cancellati, i sapori standard degli esaltatori di sapidità, i sentimenti liquefatti e sfuggenti. Tutti aspettano qualcosa. Che qualcosa succeda. I segmenti, oltre a connettersi con l’aspettativa del cambiamento, sembrano generare nelle persone un sentimento di comunione. Ecco di nuovo dei contenuti che hanno a che fare con la religione.


NORA VOLKOVA

Herbert ListCayce Pollard riesce nella sua ricerca, e trova l’artefice. La creazione e la diffusione delle sequenze sono opera delle due sorelle gemelle, Stella e Nora Volkova. Figlie di un ricchissimo pezzo grosso russo, nella loro vita precedente studiavano  rispettivamente economia e cinema, a Parigi. Poi hanno subito un attentato terroristico. La loro famiglia è stata sterminata, Nora è rimasta gravemente ferita. Un frammento della bomba è rimasto incastrato fra i lobi cerebrali, ed è risultato impossibile da rimuovere. Nora Volkova è paralizzata, e praticamente autistica.illustrazione per Bluebird di Charles Bukowski, artista sconosciuto

Privata delle facoltà di muoversi e comunicare, l’unica cosa che la tiene in vita è  lavorare ai segmenti. I filmati vengono raccolti da banali telecamere pubbliche di sorveglianza, Nora isola dei campioni di immagine, le modifica con Photoshop, poi continua di selezione e sottrazione. Parte da scarti di cose inutili, filmati video in cui viene ripresa la gente nei luoghi di spostamento, spazzatura digitale, un po’ come erano spazzatura i materiali delle scatole di Cornell. Nora parte dalla realtà, da cose che nessuno vuole (vedere), per cercare di costruire altri mondi. Come il robot analogico mosso dall’IA di Count Zero, Nora Volkova è la superstite di un disastro. Sola, impenetrabile, inconsapevole ed indifferente all’impatto che la sua arte ha nel mondo. La sorella Stella, da parte sua, riesce a creare nuove metodologie di collocazione del messaggio, indipendenti e pionieristiche. Dopo l’attentato le due sorelle vivono sotto stretta copertura, con l’imperativo dell’invisibilità, ma Stella vuole che il lavoro di Nora venga visto dalla gente, quindi si ingegna per trovare il metodo di distribuzione sotterranea che tanto ha fatto gola a Hubertus Bigend della Blue Ant.

 Ne L’accademia dei Sogni, il mistero dell’artefice delle sequenze diventa tutt’uno con il mistero dell’arte. Il mistero della sua genesi, ovvero della motivazione profonda che spinge l’essere umano a creare qualcosa di non fisicamente necessario alla sua sopravvivenza. Kino è il capitolo in cui vengono fuori le risposte. L’arte nasce da un’impossibilità di usare i soliti canali umani di comunicazione in maniera soddisfacente, diventando il sostituto di un’esigenza vitale. Nora non può parlare. Il suo messaggio riguarda ciò che ha amato e perduto, e viene lanciato nell’etere ricevendo migliaia di interpretazioni, tanti quanti sono i riceventi. Andrea Alciato, AmoL’Accademia dei Sogni mette a confronto l’arte con il marketing, mostrando come entrambi siano comunicazione, autentica e polisemica l’una, pilotata verso un solo tipo di interpretazione l’altra.
Gibson ci mostra come la pubblicità sia l’arte della seduzione, dopata da grosse quantità di denaro, una seduzione rivolta verso gli oggetti e non verso le persone, e ci dimostra come il marketing influisca in maniera subdola e sottile sui rapporti interpersonali.

Isolation Insomma, Cayce farà da nume tutelare al nostro Laboratorio. Perché è una professionista dell’arte di vedere,  perchè riesce a individuare gli schemi e a guardare oltre ad essi.  Perché è un’esperta di subculture, senza far parte di nessuna di esse. Perché ci ha confermato che la passione può fare da profilassi contro gli squali. E soprattutto perché ha un look fantastico, che abbiamo deciso di copiare da almeno cinque anni a questa parte.

Yigal Azrouël Fall 2013 RTW


Articolo pubblicato nella fanzine cartacea autoprodotta Unknown Pleasures, numero zeropagina di unknown pleasures n.0 pagina di unknown pleasures n.0,2


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