HOMO LUDENS ___ Pop eretico e terrorismo semiotico nella mostra “L’Impero degli Oggetti” di Francesco De Molfetta e Matteo Negri


Francesco De Molfetta, The Last Supper

Molto utile, l’Heretic-Pop. Per spaccare l’aura a tutti gli intoccabili dell’arte, rivelare la ridicolaggine dei principi, sfregiare i nomi divini delle multinazionali. De Molfetta si allena con piccoli atti di terrorismo semiotico, ai danni di animali, uccelli, coppiette intente alla copula,e abitudini nazional-popolari. Un terrorismo gentile, magico, che arricchisce i suoi bersagli con qualcosa in più. Il suo materiale esplosivo è la leggerezza, che provoca slavine di significati, e rivela l’instabilità di tutto ciò che si crede fisso. Heretic-Pop. Per essere killer a sorpresa: più arte, meno bombe. Per farla finita con le mine antiuomo, invece, bisognerebbe fabbricarle in ceramica. Con colori da vaso Ming, e superfici lucidissime. Massimo danno possibile: rompersi in cocci. Il vero scopo delle mine di Negri è portare alla luce il rimosso. Dietro allo schermo, le mine antiuomo esistono davvero, e questo è il loro aspetto reale. Più problematico il gioco linguistico alla base della serie dei L’Ego. Congelato fra autocelebrazione dell’ego, e desiderio di legami. Freddo come l’acciaio di cui è fatto, e commerciale come la plastica che riproduce. De Molfetta e Negri cospirano insieme per rivelare la vita nascosta del nostro impero di oggetti.

Perché proporre l’accostamento fra De Molfetta e Negri?

Per gioco, forse. Un gioco al massacro per Negri, con le sue mine antiuomo da interno e i suoi Lego nevrotici. Matteo NegriMatteo Negri, L'EGO 1.10-cm 50x50 ferro lavorato e alluminioUn gioco linguistico e dissacratorio per Francesco De Molfetta, con i suoi atti di terrorismo in stile Hanna e Barbera. Tutti e due hanno le mani in pasta nell’impero degli oggetti, Negri in regioni di perturbante ed immobile eleganza, De Molfetta nel dipartimento in cui le cose prendono vita ed allestiscono dei teatrini per spiegarci il loro vero significato.franceso-de-molfetta-new-idols-front

 

Fra le migliaia di artisti, troppo spesso di casa nei territori della morte e della disperazione, De Molfetta ha uno stile immediatamente riconoscibile. La peculiarità delle sue opere è che riescono sempre a colpire lo spettatore, anche quello più ingessato o supponente. Ad assestargli un buffetto, una rosea punturina, a farlo sorridere. E scusate se è poco. Francesco De Molfetta, Lourdes VuittonLe opere di De Molfetta hanno un marcatissimo vettore emotivo in grado di modificare l’umore di chi le guarda, quello che Barthes definisce punctum. Scintillante, dolce, antidepressivo. Come il sorridente Buddha color cioccolato seduto su un vassoio di vetro, con un cucchiaio che gli ha asportato una porzione cremosa di pancia. Perché lui è il Buddino .

DE Molfetta, BUDDINO-al-cioccolatoA seguire varie scene da un matrimonio. Quello di interesse, di E vissero sempre felici e contanti, con due sposi gaudenti dentro a una valigetta piena di mazzi da cinquecento euro. Francesco de Molfetta, Felici-e-Contantie-vissero-per-sempre...Quello in crisi, sul ceppo del boia, di Lei lo accetta ma lui la l’ascia. DE MOLFETTA, Lui l'accetta ma lei lo  l'ascia Il matrimonio gay, con torta tutta panna, coppietta in doppio smoking e uccello impagliato di Dolce e Gabbiano de-de molfetta-dolce-e-gabbiano De Molfetta ha la capacità di ironizzare con caustica leggerezza sull’attualità, come nel logo tagliato dall’aereo in picchiata di Ali taglia. Oppure di mostrare il lato clownesco delle icone del potere, come la severa erma bianca di Lenin, addizionata con un naso da pagliaccio. Perché Lenin era uno dei leader del Clowmunismo. Francesco de Molfetta, Clownmunismo-con-baseHitler invece era a capo del Nasismo: con molta serietà, assieme ai suoi fedelissimi Goebbles e Mussolini, presenziava dal balcone del Reichstag a parate di lucidi nasoni ariani, impettiti a mo’ di passo dell’oca. Lapsus freudiano o allucinazione fabbricata dallo Reich Sprietzen Meister, ovvero Theodor Morell, il medico personale di Adolf Hitler?Francesco De Molfetta, Nasismo Francesco De Molfetta, Nasismo

L’ultima opera di De Molfetta visibile in mostra è un cigno imbalsamato coronato da un’aureola di neon, intitolato Lucignolo.

Lucignolo 01

Matteo Negri invece presenta la serie dei L’Ego.

L'EGO 3.10-cm 50x50 ferro lavorato e alluminio

I Lego si connettono al ricordo dell’infanzia. Perfino per le ultime generazioni cresciute con la Playstation i Lego rimarranno in memoria come il primo gioco poietico, creativo, con cui si possono assemblare forme plastiche. Nulla di più facile che per qualcuno i Lego siano stati il peccato originale, la prima svolta verso il mestiere di artista. Negri trasforma i mattoncini colorati in un gioco da adulti, grande per formato, materiali, e trappole psicanalitiche. Con quest’operazione di blow-up emergono contenuti nascosti. Innanzitutto, la bellezza strutturale. Quella delle superfici brillanti, dei colori basici, degli incastri fra base quadrangolare, moduli tondi ed inserti a rettangolo. In secondo luogo, il fatto che i Lego siano variazioni su una regola ripetuta. I Lego hanno a che fare con l’omologazione, l’aggregazione, il rientro in un canone. In una parola, il lavoro. Industriale, o di qualunque altro tipo. Ad esempio in L’Ego Gold, dove un omino giallo sorregge un mattone, come nella statuaria socialista  (o fascista) dedicata agli eroi del lavoro. Il mattone è tutto d’oro.

L’arte è un mestiere? No, è un gioco. Ma forse domanda e risposta andrebbero rovesciate. E quindi l’arte cesserebbe di essere un gioco per diventare un lavoro.

In questi giocattoli ipertrofici rimane qualcosa di gelido, di improprio ed inquietante. Come l’ombra di un gioco che smetta di essere un dispositivo ludico, e si trasformi nella traccia di un (L)ego gigantesco, ma paradossalmente non cresciuto.

Negri e De Molfetta sono come lo yin e yang della medesima questione: oggetti ipersignificanti che spezzano la consueta catena semiotica, nel segno dell’inquietudine o del divertimento.

Il gioco è bello, e dura fino al 21 febbraio.

Francesco De Molfetta, Vaticane 01

 


Presentazione scritta in occasione della mostra “L’Impero degli Oggetti” Download pdf Download invito

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