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PAGINE DA UN BESTIARIO FANTASTICO_ Recensione della collettiva sugli animali alla Civica di Modena per Il Manifesto


pagine di un bestiario fantastico, simone berti, cervo, 2010Uomo/macchina: questa è la diade oppositiva della contemporaneità. Ma prima della rivoluzione industriale agli antipodi dell’umano c’era l’animale. L’animale è stato da sempre uno dei soggetti privilegiati dell’arte: oggetto del desiderio da conoscere a memoria per i pittori della preistoria magdaleniana, ornamento monumentale dei palazzi dei re della terra fra il Tigri e l’Eufrate, soggetto di sculture ellenistiche e mosaici romani. Dal Medioevo in poi gli animali hanno fatto da specchio (spesso deformato dall’orizzonte culturale) per i vizi e le virtù dell’uomo. pittura parietale preistorica, Lascaux, 16000 ac Porta di Ishtar, 575 ac Giochi acrobatici con il toro - 1600 a.C. dipinto palazzo di Cnosso, CretaOrfeo e gli animali, 200-250 dccinghiale, III secolo ac Gatti, bestiario medievaleLeonardo-da-Vinci-studio-di-gattiFranz_von_StuckNel Rinascimento gli animali domestici, assieme alle donne, incarnavano la levitas, la più alta categoria estetica del tempo, la leggiadria. Successivamente hanno affollano le nature morte, gli interni rustici, le scene di battaglia. Sono stati ritratti al fianco di re e regine. Sono diventati simbolo dei degenerati appetiti femminili nelle opere vittoriane e simboliste. Nell’arte novecentesca agli animali viene riconosciuta una qualità misteriosa,  antropomorfista ed empatica. Nel suo studio su Kafka, Benjamin sostiene che gli animali sono depositari del dimenticato: vittime mute e inermi della crudeltà umana, non possono riferire, né affidare il loro vissuto ad una banca dati che ne preservi la memoria. L’arte contemporanea da sempre si occupa di mettere in luce le figure della diversità.

Tutto ciò che si discosta dall’ormai obsoleto soggetto cardine della metafisica occidentale, quel maschio facoltoso ed ortodosso in tutte le sue inclinazioni, illumina di prospettive nuove la riflessione sull’identità. E quindi arte al femminile, arte da oltre i confini del primo mondo, arte queer, techno arte post-organica. E, naturalmente, arte animale. L’esposizione Pagine da un Bestiario Fantastico, visibile alla Galleria Civica di Modena, raccoglie un’ottantina di artisti italiani del contemporaneo, per circa centocinquanta opere esposte.

Carlo Guarienti ritrae un animale fantastico dal corpo di cane, la criniera di leone e gli occhi da lemure.

carlo-guarienti-cane, 2009Pirro Cuniberti ci mostra un Cagnaccio caricaturale e fumettistico.

Pirro Cuniberti, Cagnaccio, 1999Attilio Forgioli sintetizza con tratti veloci le ali di un falco e un animale africano, a metà strada fra il gufo e l’orsetto.

Attilio Forgioli, Animale Africano 2005Roberto Barni traccia un pattern scuro affollato di erbivori dalle lunghe corna, con una figura umana alla periferia del vortice.Roberto Barni, Crosta, 2002Luca Caccioni fa spettrali esercizi con l’animale guida di Ecate, il coniglio.

Il rinoceronte, ritratto in passato da Durer e Longhi, ricompare nelle opere Concetto Pozzati e di Pino Pascali, assieme a babbuini urlanti, cuccioli di zebra, e leopardi a pancia all’aria.

concetto-pozzati-dal-dizionario-della-produzionePino Pascali Leopardo 1964 Pino-Pascali_Rinoceronte, 1964La lucertola, velocissima e capace di muoversi in modo contrario alla legge di gravità, alla ricerca costante di luce e calore, ricorre nell’opera di Mario Merz.Andrea Cappucci raffigura interni domestici in cui gli esseri umani si trasformano in animali: un fidanzato ossessivo diventa un cane da guardia, mentre uno squalo nuota sopra ad una coppia accasciata davanti alla tv, dentro un salotto che si trasfigura in una boccia per pesci rossi. andrea capucci, dedizione affettivaEricailcane propone un immaginario in cui gli uomini indossano le maschere degli animali, evidenziando tratti come conformismo, edonismo, ossessione pecuniaria, violenza: corvi neri come preti, conigli con la falce, daini e cani da caccia che si fissano come attori riluttanti alla propria parte.

Ericailcane, Senza Titolo, 2010Stefano Ricci riprende la stessa scena portandola all’epilogo: il cane sta accovacciato con atteggiamento umanoide, fissando il cervo morto ai suoi piedi.

Stefano Ricci, Jette e il cerbiatto morto sotto la Dooglasia nella foresta di Quilow, il 18 febbraio, 2010Laura Serri rappresenta cervi maestosi ed aggraziati come ballerine sulle punte, colti in varie fasi della loro esistenza, rivelando come gli animali nell’arte siano spesso figura di un’umanità purificata. Anche Simone Berti raffigura due cervi, che barriscono coronati da un palco di corna iperboliche.

laura serriFrancesco Simeti mette in scena paradisi terrestri posticci, con animali artificiali, marcando la perdita della civiltà. francesco-simeti-sc-plantationAndrea Chiesi descrive il volo di un essere alato, a metà strada fra rapace ed arpia.

Andrea-Chiesi Alessio Bogani raffigura un fenomeno da baraccone dai tratti ferini, la donna barbuta, vestita con una tournure nera di fine Ottocento. Questo malinconico freak si circonda con i segni  di chi si interroga sulla propria diversità: xilografie medioevali su licantropi, foto di famiglie assenti, e il più spietato dei ritratti, uno specchio.

Alessio Bogani, La Bete, 2010, part Alessio Bogani, La Bete, 2010, specchio

Il minotauro, descritto da Borges come emblema di solitudine ed emarginazione, compare nella tela di Wainer Vaccari: un altro freak, con testa ibrida e due corpi separati.

Wainer Vaccari, Minotauro, 1998Alterità, subalternità, metamorfosi, rivelazione di tratti rimossi e integrazione di tratti mancanti. Lo spettatore e l’opera interagiscono per scoprire significati nuovi. Come ha detto Jacques Derrida, “L’animale ci guarda, e noi siamo nudi davanti a lui”.

Alessio Bogani, La Bete, 2010


Pubblicato su Il Manifesto il 21 aprile 2010 download pdf bestiario per manifesto


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