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UNKNOWN PLEASURES ___ Ovvero i motivi per cui la fanzine cartacea di Cayce’s Lab si chiama così



Il bisogno, e il desiderio inteso come bisogno, devono essere soddisfatti, pena la catastrofe per l’interessato.

Ermanno Bencivenga, Il piacere, indagine filosofica


Dal piacere nasce il dolore, dal piacere nasce la paura: per chi è libero dal piacere non esiste dolore: di che cosa dovrebbe aver paura?

Buddha


 Tu potrai dirmi che assecondando i miei piaceri avrò effetti perversi o letali, che sarebbe saggio cambiare, che i miei indici di gradimento  o che ciò di cui godo rivelano una mente ed un corpo malati, ma non potrai mai dirmi che le cose che mi piacciono non mi piacciono.

Ermanno Bencivenga, Il piacere, indagine filosofica


 Non vi è nulla che possa soddisfare il cuore umano.

William Somerset Maugham


 Sebastian_Horsley_sign_–_This_is_not_a_brothelIn questo pezzo parleremo del senso della testata, non in quanto mossa marziale, o in quanto parte anteriore di un  missile, ma in quanto titolo della nostra fanza. Parleremo dei Joy Division, di Peter Saville, dei bordelli di campo nazisti, e della definizione di piacere. La definizione di piacere sarà la parte centrale del pezzo. Cercheremo questi piaceri sconosciuti. Per trovarli dovremo capire che cosa sono.

Partiamo dal principio. UNKNOWN. Indica  il mistero, ciò che non si conosce, quello che non si può conoscere facilmente. Il dizionario etimologico ci dice che il mistero riguarda “dottrine segrete religioso-politiche avvolte in molte cerimonie e solennità, cose segrete e arcane di cui non si deve parlare pubblicamente, cose impossibili o difficili da comprendersi, oscure, da cui “misteri della fede,” le proposizioni incomprensibili di essa”. Ci sono molti elementi che compongono quest’alchimia.

Da una parte abbiamo la copertina più bella della storia del rock. Nera, criptica, piena di tensione elettrica. La prima interpretazione di questa immagine che abbiamo sentito era sbagliata. Diceva che l’immagine proveniva dal film Alien, di Ridley Scott, che era la topografia rilevata dalle strumentazioni di bordo del pianeta sconosciuto da cui arrivavano gli intrusi. La spiegazione è abbastanza affascinante, ma non ci siamo, le date non tornano, la consegna delle grafiche per Unknown Pleasures precede di poco l’uscita del film.

L’autore della copertina del primo disco dei Joy Division è Peter Saville, il grafico dei locali più importanti della scena postpunk di Manchester, che ha mischiato il minimalismo e la cartellonistica industriale. L’immagine è stata scelta dal batterista Stephen Morris ed è tratta da un libro di astronomia. Rappresenta il primo pulsar mai scoperto, il CP 1919. I pulsar sono stelle a neutroni, dette anche stelle degeneri, che emettono pulsazioni elettromagnetiche ad intervalli talmente regolari da aver fatto pensare a forme di vita extraterrestre. La pulsar PSR B1509-58 nella costellazione del Compasso - foto ripresa da Chandra, notiziedalcosmo.itI pulsar sono dotati di un’incommensurabile densità. Si formano dopo il collasso di una supernova, sono come cadaveri di stelle. La copertina di Unknown Pleasures inizialmente doveva essere bianca. Al di là del colore, in questa cover vediamo innescarsi un tenebroso, agghiacciante cortocircuito. Non a livello visivo, ma a livello lessicale. Un cortocircuito fra l’origine del nome della band e il titolo dell’album, piaceri sconosciuti. I Joy Division prendono il loro nome dai Freudenabteilung, i bordelli all’interno dei campi di sterminio nazisti, dove gli internati e le internate si dovevano prostituire ai loro boia. House of Dolls è un romanzo che racconta la vita all’interno di queste divisioni, e viene citato nella canzone No Love Lost. Liliana Cavani le ha rappresentate ne Il Portiere di Notte.

Charlotte_Rampling_Il Portiere di Notte di Liliana Cavani, 1974A parte i Freudenabteilung, nei campi di concentramento esisteva anche un altro tipo di prostituzione, praticato nei Sonderbauten. “Sonder” è una parola che significa strano, bizzarro, anomalo, ed era l’epiteto che veniva attribuito ai fenomeni forse più umanamente inconcepibili dei lager, a quelle che erano le punte di diamante dell’orrore nazista. Ad esempio, i Sonderkommando, le squadre speciali di  internati ebrei che avevano il compito di smaltire i resti degli altri internati ebrei, uccisi nelle camere a gas o in qualunque altro modo. I membri dei Sonderkommando non avevano nessun tipo di contatto con gli altri prigionieri, ricevevano un po’ più di cibo rispetto allo standard delle 1600 calorie giornaliere, dell’alcol, e avevano un ricambio di unità molto veloce, nel senso che periodicamente venivano ammazzati e sostituiti. Sonderkommando, una delle pochissime foto scattate nei lager dagli stessi prigionieri. cfr "Immagini malgrado tutto" di Georges Didi HubermanI Sonderbauten invece erano gli edifici speciali, vale a dire i bordelli di campo, riservati non ai militari bensì ai prigionieri. Quella delle prostitute era stata un’idea di Himmler, per aumentare i regimi di lavoro dei campi senza dover nutrire di più i detenuti. Secondo la logica della comunicazione aberrante di Arbeit Macht Frei, le prestazioni sessuali dei postriboli erano denominate “incentivi ai lavoratori”. Le internate destinate alla prostituzione erano tutte belle, prigioniere per comportamento antisociale, sotto ai venticinque anni di età. Venivano violentate brutalmente dai militari per un periodo di tempo prolungato, indirizzate ai Sonderbauten con la promessa mai mantenuta della liberazione imminente, e sterilizzate senza anestesia non appena iniziavano i turni nel bordello. Uno dei metodi di sterilizzazione consisteva nello spruzzare nitrato d’argento miscelato a una sostanza radiologica in contrasto, direttamente sul collo dell’utero, provando dolori atroci ed emorragie. Dopo la sterilizzazione, alle ragazze era severamente vietato piangere, dovevano alzarsi dalla sedia ginecologica cantando, pena la morte. I KZ Bordell dei Sonderbauten non erano destinati né ai gerarchi, né ai prigionieri ebrei, e nemmeno ai prigionieri di guerra sovietici,  ma a tutte le decine di migliaia di altri prigionieri. La prostituzione forzata era un modo per rendere le vittime dei campi di concentramento carnefici a loro volta. Quindi questi erano i piaceri sconosciuti messi in atto all’interno delle Divisioni della Gioia. Ian Curtis era appassionato di storia, e nelle sue liriche spesso si interroga sul problema del male. L’interesse per il nazismo è consequenziale. C’è anche l’ipotesi avanzata dalla moglie Deborah Curtis, ovvero che Ian Curtis fosse razzista e filonazista. Noi amiamo l’iconoclastia, la distruzione rituale degli idoli, ma amiamo, in fondo, anche il buon gusto. Amiamo tutto ciò che è poeticamente complesso. Di conseguenza speriamo fortemente che, in questo caso, il rancore abbia avuto la meglio sulla verità.Joy-Division-+-Singles-1978-80-CD-01-Warsaw-Leaders-Of-Men-Front

Fra parentesi, nonostante la nostra estetica tendente al nero, siamo antifascisti. Non è un plurale maiestatis, ma un plurale ri-tribalizzante. Se voi non lo siete, sentitevi assolutamente liberi di gettare questa fanza nell’orinatoio, se avete per le mani il cartaceo, o di navigare oltre,  e di ricongiungervi alla vostra tribù.

Ma torniamo ai nostri Piaceri Sconosciuti. L’apposizione del titolo del disco con  la realtà indicata dal nome della band costituisce il primo livello di penetrazione.  Al secondo livello ci sono i testi.

Ian Curtis cita spesso la parola “pleasure”.

I’ve been waiting for a guide to come and take me by the hand,
Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?
These sensations barely interest me for another day,
I’ve got the spirit, lose the feeling, take the shock away.

(Aspettavo una guida, qualcuno che arrivasse e mi prendesse per mano- Queste sensazioni possono farmi sentire i piaceri di un uomo normale? -Queste sensazioni mi interessano a stento per un altro giorno -Ho capito lo spirito della vita, ho perso la facoltà di sentire,  ho rimosso lo shock. )

L’area semantica del piacere viene menzionata fin dal primo pezzo del disco, Disorder, in cui ci sono delle  sensazioni mortifere di perdita di controllo, citate nella seconda strofa, che impediscono a chi scrive di provare “the pleasures of a normal man”. Come faremo a provare le meraviglie della normalità, si chiede Curtis. Semplicemente, non possiamo.

“No longer the pleasure”, recita il pezzo Candidate, raccontando come il piacere venga perduto da chi non riesce ad interfacciarsi con l’esterno, per colpa di un sentimento strisciante di paralisi ed impotenza che preclude la comunicazione con l’ambiente.

E poi c’è un altro pezzo monumentale, dal secondo disco, Isolation.

But if you could just see the beauty, These things I could never describe, These pleasures a wayward distraction, This is my one lucky prize.   (Ma se solo tu potessi vedere la bellezza, queste cose che non riuscirei mai a descrivere, questi piaceri sono solo una capricciosa follia, è questo il mio premio fortunato.)

Quindi, la bellezza è incomunicabile. I successi e i piaceri della vita sono illusori. La morte autoinflitta è il premio finale.

Famiglia  Appiani, Cimitero Monumentale di Staglieno Genova, foto di Demetrio Paernio.

I Joy Division sono un’istituzione. Come un monolite d’acciaio, enorme ed impenetrabile. È stato detto che, come i Velvet Underground, i Joy Division hanno avuto una carriera molto breve, con un paio di dischi all’attivo, e che, nonostante questo, entrambe le band sono state seminali per tutta la musica che è venuta dopo. Una potenza, stile Beatles o Presley, ma più condensata, cupa, e misteriosa. Sono durati per un attimo e, fintanto che sono esistiti, non sono mai stati famosi. Appena prima che la loro parabola finisse, i Joy Division erano ancora nella fase dei tour febbrili, senza troppi agi. Ian Curtis doveva tampinare il suo manager per farsi dare dei soldi da spedire alla famiglia. Faceva gli straordinari pulendo le sale di registrazione per svoltare i soldi per le sigarette. Probabilmente avrebbero fatto il botto dopo la prima tournée americana. Non lo potremo mai sapere con certezza, perché Ian Curtis si è ucciso proprio alla vigilia della partenza.

ian  curtis, warsawIn questo senso lo possiamo paragonare a due personalità altrettanto forti, due iniziatori di generi musicali, l’universalmente noto Kurt Cobain, padre del grunge, e Dead, l’inventore del black metal norvegese.

dead+kurt Dead, MayhemEntrambi si sono uccisi nello stesso modo. Cosa significa questa analogia? Che il fasto della mitologia rock ‘n roll è puro inganno? Che il genio conduce spesso ad una delusione mortale? Che avverare i propri desideri e portarli nel piano della realtà è, in ultima analisi, orribile?

Forse sono proprio questi, i piaceri sconosciuti.

Nero and Seneca by Eduardo Barrón 1904, Prado Museum, detailLa definizione del piacere ha una lunga storia filosofica. Per gli Stoici il piacere nasce dal disinteresse, dalla negazione del piacere stesso. L’atarassia, il Nirvana stoico, è uno stato di imperturbabilità anestetica, sia al piacere che al dolore. Un po’ come il nichilismo di Schopenhauer. Per gli Epicurei invece il piacere è un valore da perseguire, ma sempre con parsimonia e misura, a differenza degli edonisti radicali Cirenaici, per i quali il piacere corporale è il Bene ultimo, un movimento calmo e dolce, contrapposto al movimento aspro del dolore. Alcuni Cirenaici auspicano un controllo su questo movimento, pena la sua trasformazione nel movimento opposto. Altri, come Eresia, vogliono uno stato di piacere permanente, che, qualora non sia possibile da realizzare, venga risolto col suicidio. Eresia si era ben guadagnato il soprannome di Peisithanatos, Persuasore di Morte. Per i Cinici, invece, il piacere sta nell’utopia dell’autosufficienza. Anniceride  era un Cirenaico, ma credeva anch’esso nel principio dell’autosufficienza. Diceva che solo in una condizione di autosufficienza è possibile aprirsi agli altri in maniera autentica, ma che solo con l’apertura agli altri è possibile ricevere piacere.

Ermanno Bencivenga dice che  “C’è la scelta radicale del Nirvana, del torpore assoluto; c’è l’educazione alla quiete, all’impassibilità, e c’è l’ossessivo inseguimento della petite mort, dell’orgasmo e il conseguente esaurimento delle forze come “unica gioia”. Quel che è positivo e desiderabile c’è nella vita, sembra, è quanto di morte riusciamo ad immettere in essa.”

Ed Epicuro ribatte “Perché in certe circostanze il bene può essere per noi un male, e viceversa il male può essere un bene. “  Aristotele sostiene che il piacere non è qualcosa che si possa comprare, assicurarsi e tenere sotto chiave. Dopo il primo orgasmico momento della conquista del piacere, gradualmente subentra la noia, la malinconia. Bencivenga commenta “Come non è un oggetto o uno stato, il piacere non è neanche un movimento o un processo, dove con ciò si intenda un movimento con una destinazione precisa o un processo che punta ad un preciso risultato – un movimento o processo produttivo”

Il momento culminante del processo produttivo è la fine, mentre il piacere, per essere perfetto, dovrebbe essere continuativo, come quello ad esempio che si prova nell’atto di vedere. Esercitare delle attività, arrivando ad un grado di perfezione sempre maggiore, è fonte di piacere. Il paradigmi del piacere distinguono fra piacere ottenuto da un processo, o da un risultato. Aristotele però sostiene che solo le attività procurano piacere. Attività intesa come qualcosa che si fa, non qualcosa che si è o qualcosa che si possiede.

Quello che conta non è necessariamente il risultato, ma lo svolgimento. La meta è poco più di un pretesto. E il contrario del piacere non è il dolore che anzi concorre all’esaltazione del piacere stesso, ma l’inattività, la noia, la melanconia, quello che per molti filosofi invece sembrerebbe essere il Nirvana della quiete. Perché il tratto più evidente dei morti è la loro immobilità. Non è la meta che conta, ma la corsa.

lars von trier, melancholia, 2011Ciò che ci piace è ciò che caratterizza più fortemente quello che siamo.

Quindi, cosa ci piace?  Quello che ci piace fare è scavare, ed assemblare i resoconti di nostri scavi. A noi che siamo disabili, ci piace collegare cose lontane. Ci piace orchestrare tutto in bella forma, perché tanto ci dimenticheremo di ogni cosa.

Ci piace mandare questi messaggi nello spazio siderale. Ci piacerebbe scoprire, forse, che questo spazio non è del tutto vuoto.


Pubblicato su Unknown Pleasures numero zero

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