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DEREK RIDGERS’ LONDON YOUTH 78-87___Parte I: Locali, tendenze, New Romantics, personaggi e subculture a Londra fra il 1978 e il 1982


Derek Ridgers' London Youth, Tuinol Barry, King's Road, 1983, coverQuando abbiamo sfogliato per la prima volta London Youth 78-87 in una libreria di Broadway Market, quello che ci ha colpito di più è stata la potenza iconica dei volti e dei vestiti, l’idea dei fasti trascorsi e il desiderio fortissimo di essere stati lì. Fra tutti i personaggi fotografati, abbiamo riconosciuto a malapena Boy George, almeno alla prima occhiata. Il presente articolo è il nostro modo di avvicinarci a questo nostro oggetto del desiderio, di conoscerlo meglio per quello che riguarda le identità delle persone ritratte e dei luoghi che facevano loro da sfondo.Derek Ridgers' London Youth, Helena, Kings Road, 1981

I geni della matematica come noi dovranno contare, ma fra l’inizio del 1978 e la fine del 1987 intercorrono esattamente dieci anni. In questi anni, a livello di fermento culturale, musica e stili di vita, a Londra è successo qualcosa di irripetibile. Il futuro establishment semiotico-rituale e la strada si sono fusi in uno spasmo di piacere e comunione assoluta. Derek Ridgers, del quartiere di Chiswick, è un membro della London youth di quegli anni che gira i club e le strade armato di macchina fotografica, mostrando come i codici delle subculture e della moda dei vari decenni del Novecento si siano legati fra di loro sul crinale fra punk, postpunk e New Romantic.

Sul New Romantic esistono molti pregiudizi, soprattutto in Italia, dove si ritiene perlopiù che sia stato qualcosa di sciapo, senza mordente, connesso con Duran Duran e Spandau Ballet, con i loro vacui sintetizzatori e quel look triste da Miami Vice. In molti collegano il tutto agli orripilanti paninari nostrani con Timberland e Moncler, che ascoltavano appunto Duran e Spandau. Nella realtà storica il movimento New Romantic ha amalgamato forse l’abbigliamento più fantasmagorico mai visto in una subcultura: punk più androginia glam, in un’esplosione di colori, con tonnellate di make-up policromo su basi bianche da geisha e teatralità queer. Nel New Romantic spiccano gli amalgami temporali del postmodernismo, con riferimenti visivi che vanno dal Diciottesimo secolo fino ai B-Movies degli anni Cinquanta, passando per il Costruttivismo, la Marchesa Casati, i Balletti Russi, gli Incroyables e le Merveilleuses del Direttorio, l’alta moda dell’inizio del Ventesimo Secolo. Il tutto sotto le egide fulgide del metamorfico rettile David Bowie e del performer new wave espressionista Klaus Nomi. Anne Carlisle, Slava Tsukerman Liquid Sky, 1982 Les_Incroyables_(1795,_Loursay) klaus nomiE poi gender bender, eccesso, grandi quantitativi di droga (come si può evincere anche dal film-manifesto del 1982 Liquid Sky), sesso promiscuo, edonismo ed eleganza. “Elengance and decadence”, come dicevano i Kraftwerk in Europe Endless. Senza questo mix non sarebbero mai esistiti né i club-kids, né i club odierni concepiti come il Cocoricò, né buona parte della moda e dell’immaginario anni Ottanta. Il movimento New Romantic per molto tempo non ha avuto una denominazione, avendone svariate come i Pavoni Punk, i Neo-Dandy, i Ribelli Romantici, i Futuristi, la Folla di Adesso, il Culto Senza Nome, i Ragazzi del Blitz. Questo scenario nasce grazie all’apporto di varie personalità – Steve Strange in primis, poi Boy George, Marilyn e molti altri che andremo a conoscere – intorno a una serie di luoghi ed eventi, di cui il reportage fotografico di Derek Ridgers fornisce un imprescindibile compendio. Orienteremo questo pezzo unendo le direttive presenti nel volume London Youth 78-87, la scansione in anni, il nome dei protagonisti, l’indicazione del luogo in cui si trovavano, in unione con l’analisi delle immagini e dei segni presenti in esse.Steve Strange, outside Club Hell in Covent Garden, 1980. Derek Ridgers

Steve Strange fa parte della top five dei personaggi seminali per tutto quello che sarà lo stile e i rituali giovanili dei successivi decenni. La sua storia, la sua parabola che ricorda quella del suo idolo Ziggy Stardust, con l’ascesa fulminante, la caduta e la recente morte, ha una qualità assolutamente contemporanea, ma anche qualcosa di tragico, mitico, fuori dal tempo. Figlio di un militare, ben presto Steve perde interesse per la scuola, con l’eccezione delle materie che hanno a che fare con l’arte. A tredici anni si fa i capelli arancioni e l’anello con la catena al naso. Suo padre diventa imprenditore, apre un idilliaco albergo con caffè sulla spiaggia ma, quando gli affari vanno male, muore suicida. Quando Steve ha quindici anni, inizia a lavorare per Malcolm McLaren, è amico di Glen Matlock e fa parte di un gruppo della primissima scena punk di metà anni Settanta, i Moors Murderers, che inneggia alla liberazione dell’infanticida seriale Myra Hindley. Sono anni di attività febbrile, con vari gruppi punk prima, con i Visage poi, ma soprattutto con le serate che organizza. A vent’anni Steve ha già la limousine che lo aspetta fuori dall’Hilton e il party a cui partecipa non finisce mai. Con i Visage firma Fade to Grey, destinata ad essere suonata in tutte le discoteche dark per i successivi quarant’anni. Fa la comparsa nel video Ashes to Ashes di Bowie. La sua carriera nel mondo del nightclubbing lo farà approdare negli anni Novanta ad Ibiza, al Double Bass. Bisessuale, Steve Strange ha combattuto per anni contro la dipendenza da eroina – l’unica cosa di cui a distanza di tempo si pente, assieme all’incapacità di riconoscere le trappole – e contro la fragilità, che gli ha causato esaurimenti nervosi e un processo per cleptomania, per aver rubato un Teletubby da dieci sterline per suo nipote. Nonostante ciò, Steve Strange è stato capace di dare forma e durata ad un vero e proprio sogno visionario, in cui la dura realtà tatcheriana di povertà ed esclusione dell’East End è stata trasfigurata in una festa imperiale, in cui tutti quelli che mostravano di avere un’identità unica potevano essere divi e protagonisti. Perché vestirsi, magari raffazzonando dismessi costumi teatrali del negozio di Charles Fox, era un vero e proprio rituale autopoietico.


1978 _  BOWIE NIGHTS

Derek Ridgers' London Youth, Keren, Bowie Night at Billy's, 1978 Tutta la favola ha inizio nel 1978, quando Steve Strange e Rusty Egan iniziano ad organizzare le Bowie Nights, che si tengono il giovedì sera in un club di Soho, il Billy’s. Prima ci andavano perlopiù i sex worker di Soho, le puttane e i papponi, che continuano a frequentarlo anche durante le serate di Strange. Derek Ridgers racconta che andare al Billy’s durante le Bowie Nights era come entrare in un dipinto di Hieronymous Bosch. Nel frattempo, Strange suona nei Photons e lavora al PX, un bellissimo negozio di vestiti a Covent Garden, di cui lui costituisce la pubblicità vivente. Le Bowie Nights si trasformano poi in Club For Heroes, citando la dicitura “Clothes for Heroes” di Vivienne Westwood. La capienza massima del Billy’s è di duecentocinquanta persone e spesso ci sono delle file chilometriche per entrare. Tutto questo senza che sia ancora uscito un solo articolo sulla stampa, grazie al passaparola.billy flyer via the Blitz Kidz

E proprio le serate al Billy’s aprono il volume di Derek Ridgers. Ridgers dice che il Billy’s è stato per lui in assoluto il club più edonista mai visto. Molto più del più celebre Blitz, rispetto al quale possedeva anche una qualità spontanea assoluta, di freschezza, di assenza di premeditazione. Si ritiene che proprio qui, alle Bowie Nights, sia stato piantato il seme che ha generato successivamente i club fetish contemporanei.Derek Ridgers' London Youth, Andy and Sue, Bowie Night at Billy's, 1978Al Billy’s possiamo notare il gusto per la miscelazione di tempi diversi e l’amore per la citazione del postmodernismo, con cappellini velati in stile anni Venti e accessori anni Cinquanta, come gli occhiali cat-eye dell’amica di Steve Strange, che indossa guanti da Gilda anni Quaranta in contrasto con quelli di lui, con il polsino largo da moschettiere. Derek Ridgers' London Youth, Steve and friend, Bowie Night at Billy's, 1979Marilyn, di cui approfondiremo la conoscenza più avanti, porta un chiodo lucido e sintetico arricchito da reti di lurex, con capelli ossigenati, svettanti di lacca + sapone a secco, il tutto abbinato ad una parure orecchini-collana di strass in puro stile Gli uomini preferiscono le bionde. Derek Ridgers' London Youth, Marilyn, Bowie Night at Billy's, 1978I gioielli di strass abbinati ad un abbigliamento androgino con catene, gilet e giacche maschili si riscontrano anche in altre ragazze dello scenario di quell’anno, fra cui Siobahn delle Bananarama e Shakespears Sister. Derek Ridgers' London Youth, Siobhan, Bowie Night at Billy's, 1978Vediamo anche un ritratto di Martin Degville, il futuro cantante dei Sigue Sigue Sputnik, all’epoca diciassettenne. Boy George l’aveva incontrato un anno prima, mentre girava con un gruppo di punk brillando a decine di metri di distanza grazie ai tacchi a spillo che portava ai piedi. Derek Ridgers' London Youth, Martin, Bowie Night at Billy's, 1978Martin diventerà il suo coinquilino, condividendo con Boy George la passione dei vestiti che gli farà gestire svariate boutique di moda alternativa. Nella foto di Ridgers, Martin Degville sfoggia un look ibrido, con pettinatura a banana e giacca da teddy boy, abbinate per contrasto ad un trucco pesante con cerone bianco e sopracciglia da Volpina. Nel 1978 incontriamo anche un clone da strada di Charles Manson, con jeans a campana, scarpe da ginnastica luride e tatuaggi con svastiche in stile GG Allin, e una giovanissima punk con lo stesso taglio cornuto di Soo Catwoman.Derek Ridgers' London Youth, Robert, Mayfair, 1978Derek Ridgers' London Youth, Soho, 1978


1979 _ BLITZ CLUB

Derek Ridgers' London Youth, At Billy's, 1979Nel 1979 inizia la storia ufficiale del leggendario Blitz Club, con le serate gestite dall’accoppiata Steve Strange e Rusty Egan, come Neon Night o Be Your Favourite Blonde, in cui se non sei bionda non entri. Il locale esisteva già da un paio di anni, a Great Queen Street, era un wine bar tematico sulla Seconda Guerra Mondiale, con dipinti che inneggiavano alla coltivazione autarchica di verdure e cose di questo genere. Come il Saint Moritz un anno dopo, anche il Blitz si propone di essere evocativo delle atmosfere dei cabaret berlinesi degli anni Trenta e spesso Rusty Egan mette su le canzoni di Marlene. A un paio di edifici di distanza c’è la scuola di moda Saint Martins. Al Blitz Club (come del resto al Billy’s), Steve Strange è il guardiano della soglia, il dio che decide se sei ammesso o se rimani fuori. Pratica una selezione all’ingresso rigorosissima, spesso crudele, facendo entrare solo chi che è abbastanza “strano e meraviglioso”. Una sera viene lasciato fuori Mick Jagger, ubriaco, troppo insipido come stile e troppo vecchio. I giornalisti presenti raccontano che Steve ha messo davanti alla faccia rugosa di Mick uno specchio e gli ha chiesto: “Tu ti faresti entrare?”. Non passa una serata senza che qualcuno sputi addosso al grande selettore, oppure che minacci di prenderlo a pugni. Strange racconta che l’appeal del posto era frutto un’unione fra deboscia e glamour. “Gli uomini erano sempre nel cesso delle donne perché aveva gli specchi migliori, e spesso c’era un odore di lacca così forte che rischiavi di svenire.” L’immagine è tutto, e questo paradigma da allora non sembra essere più passato di moda. La scaletta di Rusty Egan si compone da Heroes di Bowie, The Model dei Kraftwerk, Hong Kong Garden di Siouxsie, e poi Nina Hagen, i Japan, Giorgio Moroder, Iggy Pop, i Soft Cell, i Throbbing Gristle, gli Ultravox.

Apre le danze al Blitz una coppia meravigliosa, con lei in tubino leopardato, sandali con tacco e borsetta, lui in stile leather boy di Tom of Finland. Derek Ridgers riferisce che i due elementi si chiamavano Christine e Peter e che gli avevano detto di essere fratello e sorella. Nel corso della serata li vide mentre si baciavano appassionatamente, quindi -forse- mentivano. Derek Ridgers' London Youth, Christine and PEter, Blitz, 1979Poi c’è Theresa Thurmer, la performer Pinkietessa, personaggio iconico di Londra da tre decenni a questa parte, impegnata in una conversazione da un telefono a gettoni. La sua mise ricorda vari periodi di Madonna, il primo delle sovrapposizioni ardite e quello Gaultier con reggiseno a punta. Questo tre anni prima che Madonna faccia uscire il suo primo singolo.Derek Ridgers' London Youth, Theresa, Blitz, 1979Il nostro look prediletto di quest’annata è Julia, la ragazza con tacchi a spillo, calze a rete, cappellino, coda di volpe anni Trenta, guanti lunghi e lingerie di pizzo. Derek Ridgers' London Youth, Julia, Blitz, 1979Ritroveremo Julia anche l’anno successivo, con coroncina di strass, pupille sgranate e bustino, vedendo in che modo abbia raffinato l’utilizzo di capi di biancheria intima come veste da sera, in quella che diventerà una delle divise delle dark ladies degli anni a venire. Se la nostra prosopoagnosia non ci inganna, questa dovrebbe essere Princess Julia, una delle dive di punta della scena New Romantic, che da allora non ha mai smesso di fare la dj.Derek Ridgers' London Youth, Julia, Le Beat Route, 1980 Iniziamo ad intuire che lo schema Studio 54 vs CBGB, ovvero contrapposizione fra un locale in cui la cura dell’immagine era essenziale contro un altro in cui quello che contava era l’attitudine violenta, c’era anche in quegli anni a Londra. I personaggi più pericolosi si riunivano al Feltham Rugby Club – di cui non rimane memoria in rete a parte un club sportivo che nulla a che fare con le subculture – mentre gli artisti fiammeggianti seguivano Steve Strange nei suoi vari e frequenti spostamenti. Al Feltham incontriamo tre teddy boys in un bagno dalle piastrelle bianche e nere, e tre rudy bianchi, del periodo storico in cui gli skin ascoltavano il reggae assieme agli immigrati giamaicani.Derek Ridgers' London Youth, At Feltham Rugby Club, 1979


 1980 _ FASHION

Nel luglio di quest’anno fa visita al Blitz Club il suo nume tutelare in persona, David Bowie, per scegliere quattro Blitz Kids, fra cui Strange, che sarebbero comparsi nel video di Ashes to Ashes con i cappelli gotici di Stephen Jones. Ashes_to_Ashes_videoSi racconta che in quest’occasione Bowie sia stato apostrofato da un gruppo di principesse dell’iperspazio: gli dissero cinguettando che il suo ultimo album era molto meno bello di quello con Heroes. “Si sparse la voce che c’era Bowie all’ingresso del Blitz, e la pista si svuotò come per magia. Corsero tutti in bagno a sistemarsi il look. E io pensai: che branco di segaioli!”, racconta il veterano del Bromley Contingent Philip Sallon.philip sallonashes-to-ashesSu London Youth il 1980 inizia con una foto di Stephen Jones, fatta dentro al Planets, una discoteca spettacolare in puro stile anni Ottanta, con specchi su tutte le pareti e grandi cerchi di neon variopinto sopra la pista. Derek Ridgers' London Youth, Stephen and Yelene, PlanetsJones è il guru per tutto ciò che riguarda la tradizionale combinazione fra cappelli e follia. Per intenderci, Jones è lo stilista che faceva i cappelli di Anna Piaggi, l’icona della moda e giornalista di Vogue celebre per i capelli turchini, le stole arcobaleno e i look pazzi, che in quegli anni amava frequentare il Blitz Club in versione Maria Antonietta con la benda da pirata. Nel corso dei decenni, Stephen ha realizzato per lei tricorni piumati, cilindri trasparenti, orologi molli e ceste piene di frutta in stile Carmen Miranda. Nel 2010 il Victoria and Albert Museum ha organizzato una retrospettiva con i cappelli di Stephen Jones.anna6 anna via the Blitz KidzPer ribadire la stretta connessione fra lo scenario londinese dei primi anni Ottanta e le scuole di moda, nel 1980 c’è la foto di un altro reduce della Saint Martins, Stephen Linard assieme alla modella Myra Falconer. Stephen porta orecchini d’antiquariato indiano, piume nere fra i capelli e un copri-spalla di pelliccia di zebra. Sul viso ha cipria bianca e ombretti lividi fra gli zigomi e gli occhi, come la sua accompagnatrice Myra, che sfoggia un’enorme massa cotonata di capelli rossi. Alcuni raccontano che in realtà questa chioma sia un frattale di parrucche sovrapposte, che sotto Myra abbia la testa rasata. Derek Ridgers' London Youth, Stephen and Myra, Le Kilt, 1980Stephen all’epoca vive in uno squat vittoriano pieno di candele ed oggettistica religiosa, fa parte di un team di designer chiamato Notre Dame X e il suo capo di abbigliamento base è una mantella nera. Disegna collezioni con titoli come Angels with Dirty Faces e Les Enfants du Chemin de Fer. Poi si trasferisce in Giappone e lavora per designer di moda locali. Stephen Linard ha disegnato vestiti per Boy George, Spandau Ballet, David Bowie. Lo ritroviamo anche in una foto successiva mentre si succhia il pollice con pupille fiammeggianti e uno stupendo completo di Vivienne Westwood. Derek Ridgers' London Youth, Stephen, Blitz, 1980C’è poi una mise sfoggiata da una ragazza a Chelsea, che si compone di un abito vittoriano nero con le maniche a gigot e un copricapo altissimo, di almeno trenta centimetri. Derek Ridgers' London Youth, Chelsea, 1980Stesso gusto per i turbanti abnormi da diva lo ritroviamo in un ritratto di Leslie al Blitz, abbinato ad occhi bovini da attrice della Silent Age, orecchini a spirale e kimono dalle linee morbide che ricordano Worth e Paul Poiret.Derek Ridgers' London Youth, Leslie, Blitz, 1980Accanto a questa cura maniacale dell’aspetto, con citazioni colte ed accessori raffinati, vediamo per contrasto due giovanissimi e stropicciati street punk, con anfibi distrutti, trench militare che ricorda Ian Curtis e vestiti in stile Seditionaries  fatti chiaramente in casa. Derek Ridgers' London Youth, Leicester Square, 1980Ci imbattiamo poi in due figaccioni prestanti con pantaloni larghi che si restringono sul polpaccio, posa impettita, marsupio ed orribili mocassini. Sono Martin Kemp e Steve Norman degli Spandau Ballet, che suoneranno spesso nei locali di Steve Strange. Poi, trentacinque anni dopo questa foto, annunceranno la sua morte a San Remo e porteranno la sua bara bianca decorata con le foto del Blitz Club, assieme a Boy George.Derek Ridgers' London Youth, Martin and Steve, Kings Road, 1980Nel 1980 vediamo un altro ritratto di Marilyn, con longuette, tacchi a stiletto, calze a rete e una T-shirt con un’immagine di Joan Crawford, mentre posa davanti allo squat di Carburton Street, in cui viveva con Boy George. Di questa foto esistono anche versioni in cui al suo fianco compare il suo coinquilino, che indossa un incredibile kimono e trucco da Jem e le Holograms. Peter Robinson nasce a Kingston in Jamaica. Dopo il suo debutto nella scena subculturale londinese, Peter decide di utilizzare il soprannome che gli urlavano in faccia i bulli a scuola quando gliele suonavano, cioè Marilyn. Peter modella la sua immagine e il suo successo su questo nomignolo crudele. Marilyn compare nel documentario Stepping out in London e nel corto di Derek Jarman Broken English, un videoclip composto da tre canzoni di Marianne Faithfull, a base di distorsioni percettive da droga, allucinazioni, deliri totalitari, sommosse di strada, riti pagani e matrimoni in stile Eyes Wide Shut. Tutti lo adorano per la sua bellezza. Posa per la Westwood e per Jean Paul Gaultier. Steve Strange racconta che Marilyn era molto intelligente ed identico alla diva, soprattutto nella mimica. Andava al pub e faceva finta di farsi la barba col rasoio elettrico sulla faccia truccata, ammiccando ai tipi etero. Gli piaceva rimorchiare gli skinhead ed amava mandare in bianco tutti i tipi troppo sicuri di riuscire ad aggiungere una tacca sulla pistola. In quegli anni erano Marilyn e Boy George contro tutti. Boy racconta di aver amato Marilyn pazzamente e che questo amore era senza nessun connotato sessuale, nonostante ne vedesse la bellezza. Semplicemente non potevano fare a meno l’uno dell’altro. Nelle interviste dell’epoca Marilyn ha una voce molto bella con tonalità basse maschili, e in generale il suo personaggio gioca molto con l’androginia piuttosto che con un travestitismo mimetico. Ha un grande successo con un brano pop che si intitola Calling your name ed arriva a suonare perfino al cospetto della regina. Marilyn condivide con Strange la parabola folgorante: ascesa e caduta a metà anni Ottanta, dipendenza da eroina, la rinuncia al suo alter-ego femminile ed un amore tragico con Gavin Rossdale, l’attuale marito di Gwen Stefani. Ai tempi del documentario Whatever happened to gender benders? (2005) Marilyn viveva con la madre a North London, cercando di superare i problemi di tossicodipendenza ed instabilità psichica. Era sovrappeso, gesticolava in maniera nervosa, soffriva di agorafobia e faceva fatica a stare fuori casa. Ora sembra stare meglio. Le foto più recenti lo ritraggono mentre è su un belvedere in America, quindi l’agorafobia è sotto controllo. Anche a livello di aspetto sembra aver recuperato un po’ della sua perduta bellezza, per la quale non ha mai smesso di soffrire di nostalgia. Ma a questo, alla perdita della bellezza e alla nostalgia inguaribile, è meglio che ci abituiamo, perché capiterà a tutti noi.Derek Ridgers' London Youth, Marilyn outside Caburton Street squat, 1980Tornando al Blitz del 1980, ci imbattiamo in un ragazzo quasi imberbe, con mezza testa rasata ed un severo abbigliamento composto da camicia bianca, gilet e pantaloni neri. Cerith Wyn Evans all’epoca frequenta la Saint Martins e il Royal College of Art. Derek Ridgers' London Youth, Cerith, Blitz, 1980Ora è diventato un artista di fama internazionale, che espone alla Biennale di Venezia e utilizza come media privilegiati luce e scrittura, componendo installazioni sul tempo e sullo spazio, mandando messaggi d’amore nell’aldilà ed oltre, nelle vite future.cerith-wyn-evans-6 don't be lateSul versante più raw abbiamo uno skinhead dell’ultima generazione, in cui i figli dei proletari sono abbastanza abbienti da potersi permettere il montone, cosa che gli skin della vecchia guardia, puristi della classe proletaria e dei suoi segni distintivi, non gradiscono molto.Derek Ridgers' London Youth, Nicky, Shoreditch, 1980Un’altra serata che compare nell’80 è Hell, sempre ad opera di Steve Strange & Rusty Egan, con in più l’apporto dell’imprenditore Chris Sullivan. Hell si tiene il giovedì sera al Mandy’s Club di Henrietta Street a Covent Garden, ci lavora Boy George e spesso c’è l’attore David Claridge che fa performance in stile Sedicesimo secolo, con gorgiera, abiti filologici e dj set che va dai Bauhaus a Bach e Vivaldi. hell flyer via the blitz kidshell flyer- via the blitz kidsIl posto apre i battenti presentando i vestiti di ispirazione religiosa di Stephen Linard, con suggestioni da chiesa d’Oriente e vesti da prete di taffetà. Derek Ridgers' London Youth, Elizabeth and Helen outside Hell, 1980


1981 _ LE BEAT ROUTE

Derek Ridgers' London Youth, Myra, Le Beat Route, 1981Le Beat Route è un club che apre i battenti nell’81, sempre nel centro di Soho. Il locale è sciattissimo, con un orribile parquet su cui si balla la musica del dj Steve Lewis. Lewis mette su funky, soul anni Sessanta, bebop anni Quaranta, il primissimo rap proveniente dall’America e mezz’ora di rockabilly tutti i venerdì sera, per un mix decisamente più rovente dell’algido electro-pop a cui sono abituati i New Romantic. A Le Beat Route non c’è una stretta selezione alla porta e spesso la gente rotola slinguazzando sotto tavoli pieni di lattine vuote di birra, mentre belles dames sans merci con palpebre blu si ritoccano il rossetto rosso senza battere ciglio. Derek Ridgers lo definisce molto più oscuro ed underground delle serate gestite da Steve Strange, come quelle al Camden Palace (che aprirà l’anno successivo), e molto meno pieno di posers. Le Beat Route è un posto scassato, con una birra terribile e un sacco di speed che gira, ma tutto questo gli conferisce un fascino viscerale che locali più patinati non possono avere. Chiuderà i battenti nell’83 e la sua fauna si sposterà al The Mud, tempio dei pirati Westwood, e al Wag Club, che vedremo in dettaglio nella seconda parte dell’articolo. Al Beat Route incontriamo di nuovo Myra Falconer e finalmente ci imbattiamo nel più famoso di tutti i Blitz Kids, Boy George. All’epoca Boy George, pur essendo già coinvolto in molti progetti musicali ed avendo appena firmato con la Virgin, è ancora noto come “la guardarobiera del Blitz”. Boy George racconta che lui e il suo amato complice Marilyn non si sentivano rappresentati dalla scena gay coeva, che era composta da “leather boy allupati e checche con vestiti aderenti”. George si trucca gli occhi come Liz Taylor e si veste in modo da rendere quasi impossibile capire se sia un ragazzo o una ragazza. Racconta che molto spesso i ragazzi ci provavano invitandolo a bere qualcosa, poi dopo un po’ si rendevano conto che era un maschio. Alcuni gli offrivano da bere lo stesso, altri poi andavano a casa con lui. “Il crossdressing era un ottimo metodo per rimorchiare gli etero.” L’anno dopo questa foto la guardarobiera del Blitz arriva alla fama mondiale con il singolo Do you really want to hurt me?, che diventa numero uno nelle classifiche di tutto il mondo. Karma Chamaleon nell’83 ha un successo ancora maggiore. Nell’84 Boy George si esibisce a San Remo e ha problemi a passare i controlli all’aeroporto, perché sul passaporto è indicato come uomo mentre le guardie aereoportuali sono convinte di avere davanti una donna. A metà anni Ottanta, parallelamente alla fine della sua storia d’amore con il batterista dei Culture Club, Boy George sviluppa una grave dipendenza dall’eroina. La situazione è molto seria, tanto che durante un concerto un fan indispettito per le sue condizioni pietose gli tira un sasso in testa. Marilyn viene arrestato e il collaboratore di Boy George Michael Rudetsky muore di overdose a casa sua. La stampa si accanisce su di lui pedinandolo in continuazione e scrivendo sui giornali cose orribili, con titoli come “Il tossico Boy George ha ancora solo nove mesi di vita”. Boy George condivide la stessa parabola delle altre superstar New Romantic, con la differenza di una tempra più forte, che gli consentirà di riassaporare il successo planetario agli inizi degli anni Novanta con la splendida canzone The Crying Game, contenuta nella colonna sonora de La moglie del soldato. Nonostante mille problemi legati a ricadute, fluttuazioni di peso, problemi con la legge, conflitti con altri divi, Boy George continua a fare progetti, posare per servizi fotografici fashion, reinventarsi una nuova carriera da dj. Pensiamo che in tutto ciò la cosa che più gli abbia dato forza sia stata scrivere Taboo, un musical di grande successo sulla scena londinese degli anni Ottanta e sulla sua vita, uscito nel 2002, in cui Boy George non interpreta se stesso ma Leigh Bowery.Derek Ridgers' London Youth, George, Le Beat Route, 1981Tornando all’anno di grazia 1981, in London Youth ci sono un paio di scatti della quinta edizione di Alternative Miss World, un evento organizzato dall’eclettico Andrew Logan. Questo concorso di bellezza divergente non prevedeva solo l’apporto di drag queen, ma anche di ragazze, tutte unitscarletidcovere dall’idea estetica della trasformazione e dell’eccesso. La quinta edizione di Alternative Miss World ha come tema monarchia ed impero, e vi partecipa anche la modella Scarlett Cannon, con la sua faccia cubista, il mento lungo e la pettinatura ossigenata scolpita, che cambia forma ogni settimana. In questi anni Scarlett è una presenza fissa sulle copertine della rivista i-D, quando i-D non era ancora il colosso patinato che è ora, ma una sorta di fanza in bianco e nero sui protagonisti della moda underground londinese. Scarlett Cannon conquista otto copertine. È una vera e propria icona degli anni Ottanta, ritratta da artisti, fotografi e scultori. Pur non avendo un agente, lavora molto come modella, e un giorno riceve una telefonata da parte di Thierry Mugler. Dopo un po’ arriva anche la proposta di Jean Paul Gaultier. In un’intervista su YouTube, Scarlett ha dichiarato che la moda delle subculture londinesi fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, in riferimento soprattutto al Blitz Club, è stata di un’attualità sorprendente, “queste fotografie potrebbero essere state scattate ieri”. Per lei è stato elettrizzante finire sulla copertina del saggio di Iain R. Webb sul Blitz e la moda degli Eighties. Con la sua voce impostata da lady, Scarlett racconta di come all’epoca la festa non finisse mai, di come si iniziasse a progettare la propria bardata per il giovedì sera al Blitz con almeno due giorni di anticipo, dei ricordi appannati che ha a causa della droga, di come tutti dormissero con tutti perché l’AIDS non era ancora esploso e di quanto si siano divertiti. In tutto ciò, Scarlett ha avuto l’accortezza di coltivare (letteralmente) una sua passione infantile ereditata dal padre, il giardinaggio. Ora Scarlett Cannon progetta giardini e ha una lunghissima chioma bianca.Derek Ridgers' London Youth, Scarlett at the Alternative Miss World, 1981Un altro locale importante all’inizio degli anni Ottanta è stato il Saint Moritz. Il Saint Moritz stava nei sotterranei di un ristorante svizzero, era squallido, sordido, puzzava di umidità e ciò nonostante era come “una visione immacolata della Berlino anni Trenta”, con musica di Edith Piaf, Billie Holiday, Frank Sinatra, bossa nova, samba e musica da film. Vediamo Kim Bowen in posa davanti all’entrata di questo locale. Kim è una modella della Saint Martins che va alle sfilate di Parigi, dove diventa una It Girl, contesa da Vogue e dagli stilisti in voga, tutto questo grazie ai cappelli di Stephen Jones. Kim Bowen è infatti la sua street model, gira solo con i suoi cappelli, anche se sono pesanti, ingombranti, scomodi e ci vogliano ore per acconciarsi nel modo appropriato per portarli. E guai a prenderla in giro, perché Kim è aggressiva e manesca come una skinhead. Ora Kim Bowen fa la designer, la stylist, la fashion editor, la consulente d’immagine, insomma continua a lavorare nel mondo della moda per i più grandi divi dell’establishment contemporaneo, da Bowie, a Pink, ai Red Hot Chili Peppers, fino a Sinéad O’ Connor e Mel Gibson.Derek Ridgers' London Youth, Kim outside St. Moritz, Soho, 1981Incontriamo Magenta Devine con un look total black che ci piace molto, copri-spalla di piume di struzzo, longuette a sirena, cotonata fotonica, guanti di raso, bauletto rettangolare e bastone da passeggio per aiutare la deambulazione sul tacco 17. Della statuaria Magenta Devine si dice che sia una punk ricca dell’upper class, con la voce profonda da contralto, che abbia fatto la promoter per i Sigue Sigue Sputnik, che abbia avuto problemi di depressione e varie forme di dipendenza, dagli stupefacenti e dal sesso. Ora ha ripreso il suo vero nome, Kim Taylor, e fa la giornalista televisiva.Derek Ridgers' London Youth, Magenta, Fulham, 1981


1982 _ CAMDEN PALACE E BATCAVE

Derek Ridgers' London Youth, Scarlett and Martin, Camden Palace, 1982Il Camden Palace è un teatro di epoca edoardiana, lussuosamente spazioso e bello. È stato un cinema, una sala concerti che ha visto fra gli anni Sessanta e gli anni Settanta le esibizioni di Rolling Stones e Clash, ma è nell’82 che diventa la nuova Mecca del movimento New Romantic, con il trasloco della combo vincente Steve Strange e Rusty Egan. L’inaugurazione è il 22 aprile, e fino al 1986 rimane il non plus ultra per i nuovi dandy imbellettati e cotonati. Nel corso della decade ospita concerti degli Eurythmics, dei Cure, dei Madness e di un astro nascente proveniente dall’America, Madonna. Fra gli ospiti abituali ci sono Divine, Grace Jones, Helmut Newton e David Bailey. Tutti vengono fotografati fino alla nausea.camdenpalace flyer via the blitz kids camden palace flyer via the blitz kids

Al Camden Palace torniamo ad incontrare Scarlett Cannon.

E poi Joshua, scalzo, con occhi sbarrati e mantella svolazzante, che dovrebbe essere lo stesso descritto nel sito Shapers of the 80s, come ex studente che ha lasciato il college e cambiato nome per diventare pittore, trasformandosi invece in una sorta di barbone del Camden Palace.Derek Ridgers' London Youth, Joshua, Camden Palace, 1982Iniziamo a pensare che sia stato proprio qui, al Camden Palace, che il bel sogno di Steve Strange abbia iniziato a mostrare le prime connotazioni da incubo.

Marc Almond ha parlato a questo proposito dicendo che la scena New Romantic londinese, rispetto a quella di Leeds da cui proveniva lui, era “molto più competitiva e stronza”, che era tutto un contare i soldi guadagnati durante le serate e fare commenti pieni di disprezzo sui propri clienti. Ad un certo punto, sostiene Almond, “la festa inizia a volgere al termine, il trucco inizia a sfaldarsi e i vestiti cominciano a cadere a pezzi”. Dopo aver visto il lato oscuro della scena londinese, Almond butta via tutti i suoi vestiti New Romantic ed inizia a vestirsi solo di nero.

Fortunatamente per noi cornacchie da brodo, nel luglio del 1982 apre a Meard Street il Batcave, gestito da Olli Wisdom, il cantante degli Specimen. Il Batcave diventa immediatamente il grande Tempio dell’Amore dei goth, ci vanno a ballare Siouxsie, Robert Smith, Steve Severin, Marc Almond con i suoi nuovi vestiti neri e austeri di cui sopra e Nick Cave. Ci suonano i Sex Gang Children e gli Alien Sex Fiend. Nel dicembre dell’83, Time Out fa uscire un articolo intitolato “Gothic Punk: Hanging out with The Undead At The Batcave”. La regola del Batcave è ‘No Funk, No Disco’. È uno scenario profondamente queer, però un queer tutto virato al nero. I dark del Batcave sono gioviali, felici, ridono un sacco e non hanno spocchie elitarie. Un taglio di capelli che va molto è il death hawk, elaborazione gotica della cresta mohicana, con rasata laterale abbinata alla cotonata. Il trend setter assoluto in questo senso è Jonny Slut degli Specimen.Derek Ridgers' London Youth, Llori, Batcave, 1982Al Batcave vediamo Llori, con pelliccia finta di leopardo, cotonata viola, braccialetti madonnari e bullonerie cyber al collo, e Tufty, con sovrapposizioni medievali di tessuti neri e color ghiaccio abbinate a trucco obitoriale. Derek Ridgers' London Youth, Tufty, Batcave, 1982Poi ci sono i punk di Soho, grezzi nel look, con pupille spillate e carnagioni cadaveriche naturali, senza bisogno di cerone, le skin girl con il taglio di capelli Chelsea e tutta la gente che si trova più a suo agio per strada, piuttosto che nei club.Derek Ridgers' London Youth, Soho girls, 1982 Derek Ridgers' London Youth, Soho, 1982Derek Ridgers' London Youth, Leicester Square, 1982Derek Ridgers' London Youth, Belsen, Soho, 1982


Fine prima parte

Nella seconda parte di quest’articolo vedremo l’evoluzione della scena londinese fra il 1983 e il 1987, con in più un intervento inedito di Derek Ridgers, con cui approfondiremo alcune delle fotografie in oggetto.


Bibliografia

Derek Ridgers, London Youth 78-87, prefazione di John Maybury, Damiani, 2013.

Matteo Guarnaccia, Ribelli con stile. Un secolo di mode radicali, Shake Edizioni, 2009.

Pier Vittorio Tondelli, Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta, Bompiani, 2001.

http://www.theguardian.com/music/gallery/2009/oct/04/photography

http://pinkietessa.com/

http://www.pedrosilmon.com/blog/tag/derek-ridgers/

http://www.sorrisi.com/live-news/gli-spandau-ballet-e-boy-george-al-funerale-di-steve-strange/

http://rateyourmusic.com/list/TheScientist/important_nightclubs_in_history/

http://www.theguardian.com/g2/story/0,3604,221976,00.html

http://www.fashionencyclopedia.com/Le-Ma/Linard-Stephen.html

http://www.theblitzclub.com/about-dj.php

http://www.theguardian.com/music/2009/oct/04/spandau-ballet-new-romantics

http://derekridgers.com/blog/le-beat-route-soho-1982/

http://shapersofthe80s.com/

www.theblitzkids.com

http://alternativemissworld.co.uk/history/

http://www.vogue.it/encyclo/personaggi/b/leigh-bowery

http://www.merzbau.it/appunti.php?mrcnsn=0000000009

http://www.arts.ac.uk/csm/

http://theworldofprincessjulia.blogspot.co.uk/

the Blitz Kids Documentary (2005)

https://www.youtube.com/watch?v=_muG6Shdvyo

https://www.youtube.com/watch?v=N19-xoT6MS4

http://thequietus.com/articles/09610-the-bat-cave-alien-sex-fiend-goth


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