{"id":526,"date":"2010-09-17T20:09:05","date_gmt":"2010-09-17T20:09:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.kainowska.com\/sito\/?p=526"},"modified":"2015-10-25T02:41:09","modified_gmt":"2015-10-25T02:41:09","slug":"fortes-fortuna-adiuvat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/fortes-fortuna-adiuvat\/","title":{"rendered":"FORTES FORTUNA ADIUVAT _ Eroismo, migranti e grandi narrazioni nella mostra &#8220;Nella buona e nella cattiva sorte&#8221; di Simone Ferrarini per FestivalFilosofia 2010 [sulla Fortuna]"},"content":{"rendered":"<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole-di-ritorno-dalla-Libia.-smalto-su-carta.-320x220.-2009.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-527 size-full\" title=\"se dio vuole di ritorno dalla Libia\" src=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole-di-ritorno-dalla-Libia.-smalto-su-carta.-320x220.-2009-e1445740126269.jpg\" alt=\"\" width=\"770\" height=\"553\" srcset=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole-di-ritorno-dalla-Libia.-smalto-su-carta.-320x220.-2009-e1445740126269.jpg 770w, https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole-di-ritorno-dalla-Libia.-smalto-su-carta.-320x220.-2009-e1445740126269-300x215.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 770px) 100vw, 770px\" \/><\/a>Che fine hanno fatto le <strong>grandi narrazioni<\/strong>? Quelle mitologie che raccontano del <em><strong>Big Change<\/strong><\/em>, ovvero l\u2019esito del viaggio dell\u2019<strong>eroe<\/strong>?<br \/>\nL\u2019eroe lascia la terra della mancanza per muoversi verso un mondo sconosciuto, in cui dovr\u00e0 superare soglie e prove, fino ad arrivare al sacrificio e alla resurrezione. Questo schema narrativo ha fatto nascere religioni, miti di fondazione, epopee,\u00a0 <em>best-seller<\/em>, <em>cult-movie<\/em>, e\u00a0 fiction televisive. La pi\u00f9 grande fascinazione soggiacente a questo paradigma mitopoietico \u00e8 che rappresenta la possibilit\u00e0 di cambiare, sempre e comunque, anche da uno stato irreversibile come la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole-in-attesa.-smalto-su-carta.-320x220.-2009.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-528 size-large\" title=\"se dio vuole in attesa\" src=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole-in-attesa.-smalto-su-carta.-320x220.-2009-1024x739.jpg\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"739\" \/><\/a>Nel nostro universo protetto e pacificato le grandi narrazioni si possono vedere solo sul piccolo<strong> schermo<\/strong>, su quello grande o sui suoi surrogati digitali. Ma sempre su uno schermo, ovvero qualcosa che, pur dando l\u2019illusione di essere uno specchio, ci separa dalla cosa rappresentata. Il radicale di schermo \u00e8 di origine longobarda, <em>skirmjan<\/em>, proteggere, schermare, e quindi separare da qualcosa che sta all\u2019esterno. Non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di entrare nel grande <em>epos <\/em>contemporaneo, a meno di non passare <strong>dall\u2019altra parte <\/strong>dello schermo. Miriadi di persone ci provano, calciando palloni, sgolandosi alla ricerca del fattore X, digiunando prima dei concorsi di bellezza, ricercando l\u2019eccellenza in un determinato campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole_di-notte.-320x220.-smalto-su-carta.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-529 size-full\" title=\"se dio vuole_di nott\" src=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole_di-notte.-320x220.-smalto-su-carta-e1445740283530.jpg\" alt=\"\" width=\"829\" height=\"574\" srcset=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole_di-notte.-320x220.-smalto-su-carta-e1445740283530.jpg 829w, https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole_di-notte.-320x220.-smalto-su-carta-e1445740283530-300x208.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 829px) 100vw, 829px\" \/><\/a>Nella <strong>vita reale<\/strong>, privata da riti di passaggio che forniscano all\u2019uomo coordinate identitarie, in quella vita scandita dagli obblighi e dalla percorrenza di spazi ristretti e conosciuti, le uniche persone a cui \u00e8 concesso di intraprendere il <strong>viaggio dell\u2019eroe<\/strong> sono proprio<strong> gli ultimi<\/strong>. Gli immigrati, i clandestini, quelli che vengono dall\u2019esterno, quelli che devono stare nascosti. Le non-persone, ben nascoste dietro a queste etichette di non-appartenenza, di non-identit\u00e0. Ferrarini dedica loro un intero ciclo pittorico, associando i <strong>migranti<\/strong> all\u2019idea della ricerca di un bene totalizzante e prezioso come la fortuna. Nel ciclo di Ferrarini la fortuna viene interpretata come un imperativo all\u2019azione, al movimento, all\u2019esplorazione attiva.\u00a0 Una sfida alla sorte e alle radici spesso scomode che ha fornito all\u2019individuo. Una sfida all\u2019abituale diffidenza nei confronti dello straniero, molte volte codificata in aperta ostilit\u00e0 e manipolata dalle forze politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole_nei-centri-di-accoglienza.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-530 size-full\" title=\"se dio vuole_nei centri di accoglienza\" src=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole_nei-centri-di-accoglienza-e1445740361499.jpg\" alt=\"\" width=\"875\" height=\"650\" \/><\/a>Con le sue pennellate veloci e sintetiche, l\u2019artista descrive sia le masse in movimento, sia i singoli. Le loro espressioni di scoramento, tristezza, paura, disagio, speranza, attesa. Andare a cercar fortuna, abbandonare ci\u00f2 che si conosce per intraprendere viaggi pieni di pericoli alla volta di un futuro ignoto implica un\u2019enorme dose di coraggio. E il <strong>coraggio<\/strong> \u00e8 la principale virt\u00f9 degli <strong>eroi.<\/strong> Al di l\u00e0 dei santi di plastica dell\u2019edonismo e del denaro, i veri eroi dei nostri tempi sono i migranti.<a href=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole-acacia..jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-531 size-full\" title=\"se dio vuole-acacia.\" src=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole-acacia.-e1445740557585.jpg\" alt=\"\" width=\"789\" height=\"518\" srcset=\"https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole-acacia.-e1445740557585.jpg 789w, https:\/\/www.kainowska.com\/sito\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/se-dio-vuole-acacia.-e1445740557585-300x197.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 789px) 100vw, 789px\" \/><\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">Testo critico scritto per la mostra\u00a0<em>Nella buona e nella cattiva sorte<\/em> di Simone Ferrarini per FestivalFilosofia 2010, inaugurazione 17 settembre presso Magazzini Criminali. A cura di Magazzini Criminali.<\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"_mcePaste\" class=\"mcePaste\" style=\"position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;\">\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">Che fine hanno fatto le <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><strong>grandi narrazioni<\/strong><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">? Quelle mitologie che raccontano del <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><em><strong>Big Change<\/strong><\/em><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">, ovvero l\u2019esito del viaggio dell\u2019eroe? <\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">L\u2019<\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><strong>eroe<\/strong><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"> lascia la terra della mancanza per muoversi verso un mondo sconosciuto, in cui dovr\u00e0 superare soglie e prove, fino ad arrivare al sacrificio e alla resurrezione. Questo schema narrativo ha fatto nascere religioni, miti di fondazione, epopee, <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><em>best-sellers,<\/em><\/span> <span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><em>cult-movies<\/em><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">, e fiction televisive. La pi\u00f9 grande fascinazione soggiacente a questo paradigma mitopoietico \u00e8 che rappresenta la <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><strong>possibilit\u00e0 di cambiare<\/strong><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">, sempre e comunque, anche da uno stato irreversibile come la morte. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">Nel nostro universo protetto e pacificato le grandi narrazioni si possono vedere solo sul piccolo <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><strong>schermo<\/strong><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">, su quello grande o sui suoi surrogati digitali. Ma sempre su uno schermo, ovvero qualcosa che, pur dando l\u2019illusione di essere uno specchio, ci separa dalla cosa rappresentata. Il radicale di schermo \u00e8 di origine longobarda, <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><em>skirmjan<\/em><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">, proteggere, schermare, e quindi separare da qualcosa che sta all\u2019esterno. Non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di entrare nel grande <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><em>epos<\/em><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"> contemporaneo, a meno di non passare <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><strong>dall\u2019altra parte <\/strong><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">dello schermo. Miriadi di persone ci provano, calciando palloni, sgolandosi alla ricerca del fattore X, digiunando prima dei concorsi di bellezza, ricercando l\u2019eccellenza in un determinato campo.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">Nella <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><strong>vita reale<\/strong><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">, privata da riti di passaggio che forniscano all\u2019uomo coordinate identitarie, in quella vita scandita dagli obblighi e dalla percorrenza di spazi ristretti e conosciuti, le uniche persone a cui \u00e8 concesso di intraprendere il viaggio dell\u2019eroe sono proprio <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><strong>gli ultimi<\/strong><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">. Gli immigrati, i clandestini, quelli che vengono dall\u2019esterno, quelli che devono stare nascosti. Le non-persone, ben nascoste dietro a queste etichette di non-appartenenza, di non-identit\u00e0. Ferrarini dedica loro un intero ciclo pittorico, associando i <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><strong>migranti<\/strong><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"> all\u2019idea della ricerca di un bene totalizzante e prezioso come la fortuna. Nel ciclo di Ferrarini la fortuna viene interpretata come un imperativo all\u2019azione, al movimento, all\u2019esplorazione attiva. Una sfida alla sorte e alle radici spesso scomode che ha fornito all\u2019individuo. Una sfida all\u2019abituale diffidenza nei confronti dello straniero, molte volte codificata in aperta ostilit\u00e0 e manipolata dalle forze politiche. <\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">Con le sue pennellate veloci e sintetiche, l\u2019artista descrive sia le masse in movimento, sia i singoli. Le loro espressioni di scoramento, tristezza, paura, disagio, speranza, attesa. Andare a cercar fortuna, abbandonare ci\u00f2 che si conosce per intraprendere viaggi pieni di pericoli alla volta di un futuro ignoto implica un\u2019enorme dose di coraggio. E il <\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"><strong>coraggio<\/strong><\/span><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\"> \u00e8 la principale virt\u00f9 degli eroi. Al di l\u00e0 dei santi di plastica dell\u2019edonismo e del denaro, i veri eroi dei nostri tempi sono i migranti.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\"><span style=\"font-family: Verdana,sans-serif;\">Luiza Samanda Turrini <\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che fine hanno fatto le grandi narrazioni? Quelle mitologie che raccontano del Big Change, ovvero l\u2019esito del viaggio dell\u2019eroe? 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