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LA NOSTRA OMBRA _ Recensione della mostra di Nello Medici


Nello MediciInaugura questo pomeriggio alle cinque la personale di Nello Medici, presso la Galleria Nuovo Condotto di Sassuolo. Pittore autodidatta, in sinergia virtuosa con le montagne che circondano la sua casa di Frassinoro, Nello Medici porta avanti da quarant’anni un discorso poetico personale e coraggiosamente resistente alle influenze del mondo dell’arte ufficiale. La sua pittura possiede una qualità molto misteriosa e sottile. È aerea, mobile, onirica. Rende accoglienti i fondali da incubo, fa diventare inquietanti le cose più familiari, e trasforma le visitazioni mostruose in ordinaria routine. Medici mesce un brodo primordiale dai toni pastellati, poi vi manda alla deriva figure umane gommose, prive di ossa, immuni alla forza di gravità ed imperturbabili come icone bizantine. Corpi duttili, pieghevoli, filiformi, corpi che si attorcigliano gli uni agli altri. I corpi di Medici spesso perdono integrità, e si stemperano con ciò che li circonda, dimostrano come la natura dell’uomo sia permeabile rispetto all’ambiente in cui è collocato. La professoressa mostra un cammeo ovale, un mondo fluttuante al cui centro c’è una divinità bionda, colta nell’attimo del volo, che imprime un movimento spiraliforme alle sette figure che la circondano. Danzando nel cielo è una fantasmagoria di colori in cui volano creature femminili con ali multiple, chimere nate dall’intreccio di serpenti, serafini ed oggetti del desiderio terrestre. Esseri viventi si pone nel segno dell’ibrido uomo/animale, dell’innesto animale/vegetale, della caduta della frontiera fra sogno e realtà, e del confine fra vita e morte. La nostra ombra, che dà il titolo alla mostra, è un autoritratto in versione perturbante, in cui un ectoplasma nero si circonda di quattro figure muliebri, familiari, anch’esse in versione raddoppiata, ma con pochissime ombre interne, piene di colori e luce. Medici mostra un mondo che procede verso il caos e verso l’indeterminazione con una divina spensieratezza, e infatti l’animale che ricorre maggiormente nelle sue opere è il serpente, simbolo di uno stato indifferenziato dell’essere, dell’anima e del mondo dei morti. La mostra è realizzata col patrocinio del Comune di Sassuolo e dura fino al 22 febbraio.


Pubblicato il 13 febbraio 2009 su L’Informazione


 

 

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